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Forme taroccate, difese e pm ancora in tensione sulle accuse

Forme taroccate, difese e pm ancora in tensione sulle accuse

Tre ore di botta e risposta in punta di diritto sulle varie imputazioni riformulate Due i nodi: contenuti delle imputazioni ai 26 imputati e competenza territoriale 

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reggio emilia. Il gup Dario De Luca aveva chiesto al pm Maria Rita Pantani di «precisare e dettagliare sufficientemente le contestazioni» contenute in nove capi d’imputazione (praticamente tutti, meno uno) e nell’udienza di metà maggio il magistrato inquirente ha depositato il rinnovato impianto accusatorio.

Tutto ciò non ha, comunque, reso ieri meno contrastata l’ennesima “tappa” dell’udienza preliminare con al centro – come sostiene la Procura – il commercio di formaggio contraffatto, il che tocca due pilastri delle nostre tavole come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano. Un “giro” che, con diverse sfaccettature, avrebbe coinvolto 26 addetti ai lavori. Tre ore, in aula, contrassegnate dal rinnovarsi delle eccezioni preliminari da parte della nutrita pattuglia di avvocati difensori, a cui ha poi replicato la pm Pantani. Due su tutti i “nodi” che le difese chiedono al giudice di sciogliere: genericità ed indeterminatezza delle accuse tali da renderle nulle (per i legali gli interventi sui capi d’imputazione da parte della pm non sono stati sufficienti) e in seconda battuta non sarebbe individuabile il reato più grave che permetterebbe d’individuare con certezza la competenza territoriale (per diversi difensori il procedimento andrebbe spostato a Parma o Pavia). Quanto sollevato dalle difese appare un delicato ed intricato florilegio di eccezioni preliminari su cui il gup De Luca prenderà posizione fra tre mesi, visto che ha aggiornato i lavori al 14 ottobre. E all’uscita dall’aula si tocca con mano la tensione che attanaglia questo procedimento. Il “ritornello” davanti al taccuino dei difensori è sempre quello: «La riformulazione dei capi d’imputazione non ci soddisfa, la situazione è ancor più incomprensibile di prima».

Il “cuore” del procedimento lo troviamo nella ditta Nuova Castelli, cioè il più importante esportatore del formaggio di casa nostra nel mondo. Nel mirino varie figure ruotanti attorno all’azienda – 12 sono accusate di associazione a delinquere – a partire dal fondatore Dante Bigi. Il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha già ottenuto la costituzione di parte civile: si sente danneggiato da questa vicenda e va all’attacco di diversi imputati, fra cui l’ex presidente dell’ente, cioè Giuseppe Alai (in carica sino al 2016) accusato di abuso d’ufficio: «Un reato insussistente – replica il difensore Roberto Sutich (studio Sbslex) – visto che proprio sotto la sua presidenza il Consorzio si è attivato per accertare ogni eventuale criticità riguardante i contributi export richiesti e ottenuti dai consorziati. Una volta individuate le irregolarità relative alla Nuova Castelli, in base a un audit effettuato da Pwc attraverso il consenso degli stessi consorziati, nel 2014 la Nuova Castelli ha rimborsato al Consorzio 1 milione e 400mila euro». Rappresentato dall’avvocato Nicola Tria, il Consorzio del Grana Padano sta sinora solo “monitorando” le udienze. Stiamo parlando dell’ente lombardo che vede come imputato Stefano Berni, attuale direttore del Consorzio. —

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