Il fratello di Saman in contatto col padre
Gli ha telefonato facendosi prestare il cellulare da un connazionale. Oggi il cugino indagato davanti al Riesame di Bologna
Tiziano Soresina
novellara. Dopo essere stato bloccato ad Imperia dalla polizia per poi venir trasferito in una comunità ligure, il fratello 16enne di Saman era comunque poi riuscito a mettersi in contatto telefonico con il padre fuggito in Pakistan.
Un particolare non indifferente, perché stiamo parlando del teste-chiave che ha illustrato l’ipotesi più terribile: sua sorella è stata uccisa a soli 18 anni dallo zio Danish Hasnain con la complicità dei genitori e della sua famiglia (comprensiva di due cugini che avrebbero partecipato al delitto e all’occultamento del cadavere). Che il minorenne avesse telefonato al padre (quante volte? hanno concordato una versione?) l’ha detto lui stesso candidamente durante l’incidente probatorio del 18 giugno scorso in tribunale, rispondendo ad una domanda. E da quanto filtra, il 16enne si sarebbe procurato il telefonino facendoselo prestare – in comunità – da un altro ospite pakistano. La fuga del figlio da quel posto sarebbe stata più che caldeggiata dal genitore, con consigli tipo annodare fra loro alcune tovaglie per poi calarsi dalla finestra. E in effetti il minorenne ha tentato di scappare, allontanandosi dalla struttura protetta nella quale era collocato. Una fuga che sarebbe durata un paio d’ore, venendo poi ritrovato mentre era solo e diretto chissà dove. Ma anche il giorno dell’incidente probatorio (vale a dire una quindicina di giorni dopo il primo tentativo di fuga) ha cercato di far perdere le proprie tracce svignandosela dall’altra comunità in cui era stato trasferito, venendo poi recuperato dai carabinieri. Quindi da un lato c’è la volontà del 16 enne di tornare a tutti i costi dai genitori in Pakistan, dall’altra il ragazzo è sotto protezione, dato il pericolo di ritorsioni dopo la confessione sul delitto che incastra il gruppo famigliare degli Abbas.
Sul piano giudiziario sono all’orizzonte altri due momenti importanti. Questa mattina verrà discusso il ricorso presentato dal 28enne Ikram Ijaz (cugino di Saman, unico indagato individuato e finito in cella) al Riesame di Bologna attraverso gli avvocati difensori Noris Bucchi e Luigi Scarcella. Il giovane bracciante si professa innocente, dice di non c’entrare con la scomparsa della giovane parente e vuole essere scarcerato. Vedremo cosa deciderà il collegio giudicante. Più in là – cioè il 23 luglio – sarà sentito sotto la forma dell’incidente probatorio (per “cristallizzare” quando dirà ed usarlo come prova al processo) il fidanzato Saqib: con Saman aveva già pianificato di sposarsi, perché la 18enne aveva rifiutato il matrimonio combinato con un cugino. Poi la situazione è precipitata e di lei non si sa più nulla da oltre 2 mesi. —
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