«Eviteremo il grande caos di Wembley»
REGGIO EMILIA. Sono andati alle precedenti partite ma per la finalissima preferiscono evitare il caos di Wembley. Fausto Braglia, 38 anni, commercialista che vive da anni tra Reggio e Londra, sottolinea come «la Nazionale inglese stia realizzando un sogno dopo decenni di “magra” per il football inglese. L’atmosfera calcistica è molto sentita: il primo ministro Boris Johnson è sotto pressione per dichiarare giorno di ferie (bank holiday) lunedì prossimo, se l’Inghilterra vincesse la finale, così il popolo potrà festeggiare domenica sera e l’intera nottata». Braglia non andrà a vedere la partita allo stadio «per una questione di sicurezza personale, poiché ho ricevuto solo la prima dose di vaccino» e anche per evitare il tifo locale sfegatato. «Li ho visti, a Leicester Square, gli inglesi che si riunivano per mega bevute prima della partita. Non voglio rischiare. Tantissimi miei amici italiani andranno, gli italiani a Londra sono una comunità numerosa e sul sito Facebook “Italiani a Londra 2021” da giorni è partita la caccia ai biglietti, disponibili a prezzi esorbitanti dai mille pound in su (circa 1.200 euro); i bagarini si sono scatenati». Al 38enne non resterà che andare al pub («tutti molto affollati, occorre prenotare») o ritrovarsi a casa di conoscenti. «Più probabile questa soluzione. Sarò con gli amici davanti alla televisione, birra Moretti e una piazza in onore del nostro orgoglio italiano». Braglia si augura «una vittoria dell’Italia, per forza. Anche solo 1-0 sarebbe meraviglioso: un bel gol di Chiesa e via. Sarà una partita difficile sotto l’aspetto psicologico, perché è Wembley, perché gli inglesi hanno una forte tifoseria e perché per loro è un’occasione storica. Gli azzurri dovranno giocare come contro il Belgio, agguerriti fin dall’inizio e con una difesa che dovrà farsi valere; se l’atteggiamento sarà come contro la Spagna non avremo chances. E se proprio si dovrà andare ai rigori patiremo come solo noi italiani sappiamo fare».
È un affezionato degli spalti Stefano Morani, 56 anni, residente a Londra per motivi di lavoro (si occupa di di ceramiche) da otto anni. «Mi piace molto assistere ad eventi sportivi dal vivo, la settimana scorsa sono stato tre volte a Wimbledon ed ero allo stadio per la semifinale contro la Danimarca: c’era un clima rilassato, tanti cartelli e parrucche colorate, ma dopo la vittoria si è registrato qualche disordine e vetrine spaccate. I biglietti li ho trovati facilmente online sul sito della Uefa, ne ho presi quattro ed eravamo vicinissimi al campo, sono stato anche inquadrato e diversi amici reggiani mi hanno visto in tv». I controlli sono stati scrupolosi. «Oltre ai documenti di identità, abbiamo dovuto mostrare il certificato di vaccinazione delle due dosi e chi non l’aveva ha esibito un tampone negativo eseguito 48 ore prima della partita». Per la finalissima «credo di non andare, temo un clima teso: se vince l’Inghilterra vederli festeggiare a casa loro non mi va e se vinciamo noi non mi va l’idea di trovarmi in mezzo alla folla. Magari è solo un mio timore, ma in queste situazioni basta che qualcuno abbia alzato il gomito… Seguirò il match in tv, nel mio quartiere di Dalton, ma non escludo di cambiare idea». Secondo Morani «andare in uno stadio inglese è una esperienza dello spirito». Sul pronostico Morani si è detto «abbastanza agitato però ottimista. Abbiamo buone possibilità, certo giocheremo in un ambiente ostile e molto rumoroso ma ce la possiamo fare». L’attesa personale del 56enne riguarda invece un’altra data: «Il governo ha annunciato che dal 19 luglio sarà tolta ogni restrizione. Chi è stato vaccinato con le due dose potrà viaggiare liberamente senza obbligo di quarantena al ritorno. Io non vengo in Italia da febbraio, non vedo l’ora». —
Am.P.
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