Gazzetta di Reggio

Reggio

Il fratello di Saman trasferito per sicurezza

Tiziano Soresina

Blindato il 16enne che ha tentato due volte la fuga. La difesa chiede la libertà per il cugino: «È cambiato il quadro indiziario» 

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Tiziano Soresina

novellara. Troppi tentativi di fuga o ha subìto delle minacce? Comunque sia, per motivi di sicurezza il fratello sedicenne di Saman Abbas – la ragazza scomparsa da oltre due mesi e che per gli inquirenti è stata uccisa per poi nasconderne il cadavere – è stato trasferito in un’altra struttura protetta.

Una precauzione per rendere più blindata la quotidianità del minorenne che è il teste-chiave, con rivelazioni pian piano sempre più dettagliate e culminate nell’incidente probatorio del 18 giugno in cui ha descritto l’assassinio di sua sorella come un “affare” di famiglia (con i genitori compiacenti, lo zio esecutore materiale e due cugini in aiuto) perché lei aveva rifiutato il matrimonio combinato in Pakistan. Il 16enne a quanto pare non è uno sprovveduto, perché prima è riuscito con un escamotage a telefonare al padre dalla comunità in cui era alloggiato, per non parlare delle due fughe tentate e sventate in extremis. Insomma, c’è la volontà del 16 enne di tornare a tutti i costi dai genitori in Pakistan, dall’altra il ragazzo deve rimanere sotto protezione, dato il pericolo di ritorsioni dopo la confessione sul delitto che incastra il gruppo famigliare degli Abbas. Ed essendo ancora fluida la situazione dal punto di vista investigativo, non è detto che il minorenne con l’incidente probatorio abbia esaurito il suo coinvolgimento sul piano giudiziario, da qui la necessità di tenerlo, in sicurezza, lontano dai riflettori. E che più di qualcosa sia cambiato sul piano dell’inquadramento di questa cupa vicenda lo ritengono i due avvocati difensori del 28enne Ikram Ijaz (cugino di Saman, l’unico dei cinque indagati finito in cella perché rintracciato). Infatti ieri, dopo oltre tre ore serrate al Riesame di Bologna (il collegio giudicante è presieduto da Andrea Santucci) la difesa ha chiesto la scarcerazione del loro assistito (rimasto in carcere alla Pulce, avendo rinunciato anche al videocollegamento).

Un’udienza in camera di consiglio – quindi a porte chiuse – che non è al momento culminata con un verdetto, in quanto i giudici si sono riservati del tempo per prendere questa delicata decisione (si presume arrivi entro lunedì). Solo all’uscita dall’aula si colgono gli umori di questa udienza lunga e battagliata. «Abbiamo chiesto la remissione in libertà, abbiamo discusso sulla gravità indiziaria – commenta l’avvocato Noris Bucchi davanti ad una selva di microfoni e taccuini – e abbiamo evidenziato che il quadro indiziario iniziale, quello sulla base del quale il gip Luca Ramponi ha disposto l’arresto di Ikram, a nostro parere si è modificato, ovviamente a favore della tesi difensiva». Gli fa eco il collega Luigi Scarcella: «Abbiamo contestato tutti gli elementi che, a suo tempo, erano stati ritenuti gravi per poter limitare la libertà personale del nostro assistito». Non lo dicono espressamente, ma i due avvocati sono convinti d’aver scardinato – in aula hanno parlato per un paio d’ore – le parole del principale accusatore, cioè il fratello di Saman. Di diverso avviso la pm Laura Galli che ha argomentato per un’ora il suo “no” alla scarcerazione dell’indagato, spiegando poi velocemente ai cronisti che «il capo d’imputazione non è cambiato». Una risposta lapidaria del magistrato anche alle parole del fidanzato di Saman sempre più fiducioso che l’amata sia viva e sia stata “solo” rapita. Dalle indagini non emergono sinora elementi tali da far circoscrivere il tutto solamente ad un sequestro di persona. —

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