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L’Appennino ritrova un mulino a pietra

Ad.Ar.
L’Appennino ritrova un mulino a pietra

Il 43enne vettese Gael Azzolini ha aperto il Mulino Caradello «Così gli agricoltori possono lavorare grani antichi e cereali»

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VETTO. Un ritorno alle radici, al luogo di origine della famiglia e a una usanza antica e preziosa: quella della macinatura a pietra. Si chiude nella Vetto in cui era nato il padre il giro del 43enne reggiano Gael Azzolini, da poco titolare del Mulino Caradello, alla Cantoniera di Vetto, lungo il corso del torrente Enza. Una realtà peculiare, con un impianto per la molitura a pietra, quello usato per tantissimi prodotti, cerali e castagna in particolare.

Azzolini è nato a Reggio, il papà vettese e la mamma francese, ed è piuttosto noto in Appennino per aver gestito la Locanda del Gaio a Lido di Vetto, un locale proprio a fianco dell’Enza, con ristorante e ampio spazio per divertirsi in acqua e per partire in giri in canoa. Da sempre legato al paesino appenninico, a poco più di vent’anni si era lanciato in questa attività, portata avanti a lungo prima di cambiare completamente vita, girando mezza Europa come rappresentante e come organizzatore di manifestazioni automobilistiche. Nel 2016 la decisione di ritornare a Vetto e di dedicarsi all’agricoltura partendo da alcuni campi di proprietà della sua famiglia, da tempo abbandonati. È proprio questa esperienza a fargli capire che in montagna manca qualcosa: un mulino in cui far lavorare farro, castagne essiccate, mais e altri cereali.

Per secoli anche il nostro Appennino è stato punteggiato da piccoli mulini costruiti a fianco di corsi d’acqua. Lo sviluppo tecnologico e il cambio radicale delle modalità di produzione agricola hanno portato alla chiusura di queste minuscole realtà e alla nascita di alcuni mulini ben più vasti.

Nel Reggiano, dalla chiusura di una struttura a Gatta quasi vent’anni fa, non c’erano più possibilità di lavorare in zona le granaglie, ed era necessario rivolgersi al Modenese o alla Toscana, alla Garfagnana e alla Lunigiana. Da qui l’idea di Azzolini, che trova alla Cantoniera un vasto edificio, di oltre 500 metri quadrati di superficie, lo acquista e lo trasforma in un impianto per la molitura a pietra conto terzi, con vagli di vario tipo, decorticatori, magneti, molitori. Un investimento non da poco, in una congiuntura economia non facile, che sinora ha dato buone risposte, con mille quintali lavorati per conto di imprese agricole e oltre ventimila confezioni prodotte da Gael assieme a due dipendenti, Giancarlo e Laura. Numeri impossibili da immaginare per i piccoli mulini del tempo che fu, necessari oggi per garantire la sostenibilità al Mulino Caradello.

«I miei clienti sono soprattutto piccole aziende. Molti agricoltori, infatti, in questi ultimi anni hanno riscoperto la possibilità di mettere a coltura e recuperare piccoli appezzamenti producendo grani antichi, farro, mais, legumi che, attraverso il nostro mulino, possono essere lavorati, confezionati e, se richiesto, anche etichettati in un impianto, il nostro, certificato biologicamente da Ice», spiega Azzolini.

Il luogo è strategico, lungo la provinciale. In più, sottolinea, in questo modo si consente «agli agricoltori di riappropriarsi, tramite la vendita diretta, di un valore aggiunto maggiore che, diversamente con la consegna ai grossisti, si perdeva lungo la filiera. I consumatori finali, dal canto loro, comprano direttamente a Km 0 dal produttore. Inoltre, aiutiamo anche direttamente e con diversi consulenti a sviluppare il mercato per ogni singolo agricoltore fornendo consulenza di semina in base alle richieste di mercato». —

Ad.Ar.

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