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Resta in carcere Ijaz, il cugino di Saman

Resta in carcere Ijaz, il cugino di Saman

Il tribunale del Riesame rigetta l’istanza dei difensori. Bucchi: «Misura eccessiva». Oggi alle 19 la fiaccolata in piazza

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NOVELLARA. Ikram Ijaz resta in carcere. Il cugino di Saman Abbas – la pakistana 18enne scomparsa dal 30 aprile scorso, che gli inquirenti ritengono sia stata uccisa dai familiari per avere rifiutato il matrimonio combinato – non uscirà dal carcere della Pulce, dove è rinchiuso dopo l’estradizione dalla Francia, dall’11 giugno scorso. La decisione del collegio del Riesame di Bologna (presidente Andrea Santucci) è stata depositata ieri a 24 ore dall’udienza chiesta dai difensori di Ijaz, avvocati Noris Bucchi e Luigi Scarcella, per revocare la misura cautelare, o in alternativa sostituirla con una misura meno afflittiva. Ma così non è stato.

«Restiamo fermamente convinti – afferma Bucchi – che la gravità indiziaria della posizione del nostro assistito non sia sufficiente a giustificare la misura cautelare. Attenderemo, tra 45 giorni, il deposito delle motivazioni della decisione del Riesame, poi decideremo il da farsi». Intanto lunedì mattina gli avvocati incontreranno il loro assistito in carcere, che fino a questo momento si è sempre dichiarato estraneo a ogni responsabilità.

Ikram Ijaz, unico dei parenti di Saman accusati del delitto ad essere stato arrestato (gli altri restano latitanti: i genitori, lo zio Danish Hasnain e l’altro cugino Nomanulhaq Nomanulhaq), deve rispondere del sequestro, uccisione e occultamento del cadavere della ragazza. Due i pilatri dell’accusa, rappresentata dal pm Laura Galli, che coordina le indagini dei carabinieri, sui quali poggia il castello di indizi a carico di Ijaz: un video del 29 aprile ripreso dalle telecamere di sorveglianza dell’azienda agricola “Le Valli” dove il clan di pakistani lavorava, nel quale si vedono tre uomini (lo zio e i due cugini) che alle 19.33 si dirigono verso i campi, dietro al capannone, trasportando una vanghe, un piede di porco e un sacco azzurro – filmato che secondo gli inquirenti è il prologo dell’omicidio – e le dichiarazioni, pesanti, accusatorie, del fratello 16enne di Saman, che avrebbe delineato le responsabilità nella ricostruzione del delitto. Il fatto è però che Ijaz, nel video, è l’unico del gruppo a non trasportare attrezzi e nell’interrogatorio del 2 luglio scorso avrebbe riferito di essersi allontanato dai parenti poco dopo, di non sapere dove fossero diretti e che lui, quella sera, avrebbe terminato un lavoro per l’azienda. Solo che due ore dopo Ijaz ricompare assieme allo zio e all’altro cugino nel secondo video in mano agli inquirenti nel quali i tre fanno ritorno dalla spedizione e ai titolari dell’azienda agricola non risulta che il pakistano, quella sera, abbia fatto lavori oltre l’orario consueto. Non solo: il fratello di Sanam ha messo a verbale che a uccidere la ragazza, la sera dopo, il 30 aprile, sarebbe stato lo zio Hasnain, e che Ijaz e Nomanulhaq avrebbero aiutato a far sparire il corpo. Il pakistano sostiene invece di non essersi mosso di casa e di non sapere nulla della fine della cugina. Resta il terzo elemento: l’allontanamento da Novellara il 7 maggio, che Ijaz avrebbe giustificato con il grande caos generale e la fuga in Pakistan dei parenti.

Anche ieri le ricerche di Saman hanno dato esito negativo. Oggi alle 19 in piazza Unità d’Italia a Novellara si terrà il sit-in con fiaccolata organizzato dalle comunità pakistane reggiane, mantovane e modenesi, che invitano tutta la cittadinanza a partecipare. —

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