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Tutto il paese piange Anacleto Dimessa la compagna ferita

Adriano Arati

Amarezza e dolore a Mazzalasino per la morte del noto ristoratore 43enne Uscita dall’ospedale la donna presa a coltellate, da chiarire il movente del raptus

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SCANDIANO. Un dolore tanto intenso quando pieno di incredulità. È sempre più esteso lo sgomento collettivo dopo la tragedia avvenuta nel primo pomeriggio di venerdì a Mazzalasino, conclusa con la morte di Anacleto Rossi, per molti “Niki”, gestore della conosciutissima osteria della borgata scandianese gettatosi dal tetto della sua abitazione dopo aver aggredito con un coltello la propria compagna.

Si parla di persone molto note. Rossi è nato e cresciuto a Mazzalasino, e lì ha sempre lavorato, in uno dei ristoranti più conosciuti del territorio reggiano. La donna – originaria di un’altra zona della provincia – da tempo risiedeva nel paesino ed era coinvolta pienamente nel lavoro del locale.

Man mano i dettagli sull’accaduto emergevano e diventavano più precisi, e i primi sussurri sul ferimento a coltellate e sul successivo decesso si trasformavano in realtà, centinaia di abitanti scandianesi e non solo hanno iniziato a preoccuparsi. Telefonate di accertamento e di conferma, discussioni nei bar e nelle piazze nuovamente popolate, gli ormai immancabili commenti sui profili social hanno animato la seconda parte del venerdì e l’intera giornata di ieri.

dolore e amarezza

A dominare è l’amarezza per una vicenda con tanti aspetti ancora da delineare ma tristemente violenta e dolorosa. Il pensiero di molti è andato alle cupezze e alle sofferenze che negli ultimi decenni hanno dovuto affrontare i Rossi, un cammino umano segnato da parecchi lutti all’interno di un percorso professionale di grandi successi che ha trasformato una trattoria di campagna sul corso del Tresinaro in uno dei ristoranti reggiani più apprezzati e valutati dagli amanti della cucina tradizionale emiliana, in particolare della pasta fresca, e della selvaggina.

Gilmo, padre di Anacleto e figlio dei due fondatori del locale nel 1957, è morto alcuni decenni fa in Scozia, in un incidente durante una battuta di caccia, sua grande passione. La moglie Vanna Frascari si era fatta completamente carico della gestione, a cui collaborava sin da ragazza, quando lavorando a Mazzalasino come cameriera aveva conosciuto Gilmo.

Vanna era affiancata dalla sorella Sandra, oltre che dai figli Anacleto e Veronica. Nel 2018, prima Vanna e poi Sandra sono scomparse a poche mesi di distanza l’una dall’altra, a 70 e 56 anni, stroncate entrambe dalle conseguenze di lunghe malattie. E ora, tre anni dopo, un nuovo dolentissimo capitolo.

dimessa la compagna

Nel frattempo è uscita dall’ospedale la compagna 43enne di Anacleto. Fortunatamente le ferite – almeno quelle fisiche – causate dalle coltellate dell’uomo non impiegheranno molto tempo a guarire, ma ora la donna si trova davanti a un bivio dolorosissimo della sua vita. Decidere se continuare a vivere nella villa dove si è consumata la tragedia e lavorare nel ristorante che gestiva assieme al compagno. Lo stesso locale dal quale la coppia si è allontanata pochi minuti prima dell’aggressione e che, ieri, è rimasto chiuso per lutto.

il movente

Nel frattempo la 43enne potrebbe essere sentita a breve dai carabinieri reggiani, che hanno atteso che uscisse dall’ospedale. Da chiarire, anche se non ci sono indagati in questa triste vicenda, è infatti il movente che ha portato Anacleto a compiere un gesto così violento ed estremo.

L’ipotesi più accreditata, e che sarebbe stata confermata anche da alcuni parenti e conoscenti, è quella di una sempre più alta tensione fra i due, acuita da problemi di natura economica.

il fatto

Al momento l’unica cosa certa – e probabilmente l’unica cosa che conta in un fatto di sangue così clamoroso e tragico – è la dinamica degli eventi.

Tutto si svolge fra le 14 e le 14.30, quando Anacleto e la compagna entrano nella villa che sovrasta il ristorante Mazzalasino. È qui che tra i due nasce un litigio che cresce sempre più fin quando, dalle urla, si passa alle coltellate. Il ristoratore impugna un coltello, forse preso dalla cucina, e sferra due fendenti verso la 43enne. Che fortunatamente riesce a proteggersi con il braccio deviando i colpi. A quel punto che Anacleto, forse convinto di averla uccisa e sopraffatto dal rimorso, decide di farla finita. Sale le scale, raggiunge il tetto dell’abitazione e si getta nel vuoto. Una volo di cinque metri che non gli lascia scampo. All’arrivo dei soccorsi, chiamati dalla stessa compagna, per l’uomo non c’è più niente da fare. —

Adriano Arati

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