Brescello, dal baule spunta il Tricolore sabaudo di un ufficiale in guerra in Etiopia
È stato Lorenzo Zanichelli a farne omaggio al Comune, che lo collocherà nel museo
BRESCELLO. Una bandiera tricolore con lo stemma sabaudo è stata donata al Comune di Brescello, che la collocherà presto all’interno di uno dei musei cittadini. Un regalo frutto di una storia che affonda le radici addirittura nella campagna d’Africa e che accarezza vicende toccate nel primo film della saga di Don Camillo.
Artefice del dono è Lorenzo Zanichelli, nato a Parma ma da famiglia brescellese “purosangue”: il padre Romeo e il nonno Alberto, infatti, erano agricoltori residenti nelle campagne della Viazza, e forte è sempre stato il suo legame con il suo paese d’origine, che ha voluto celebrare con questo gesto concreto.
La bandiera sabauda in questione era appartenuta ad un ufficiale medico a servizio dell’esercito italiano nella campagna d’Africa del 1935. Al suo ritorno a Parma, arrivò con un baule che il Regio Esercito gli aveva consegnato come corredo della permanenza in terra d’Etiopia e che conteneva diversi effetti personali. Il baule, dopo quasi un secolo, è stato trovato dalla nipote, che a sua volta – conoscendone la passione per la storia e le vicende del passato – lo ha consegnato a Zanichelli, amico di famiglia.
Affascinato da questo baule vuoto, Zanichelli ha iniziato a studiarlo e si è accorto di qualcosa sotto la fodera: dopo aver operato una incisione, ha scoperto che, nascosta nell’intercapedine, si celava la bandiera italiana con lo stemma sabaudo. Il drappo, intatto, misura un metro per due e intorno allo stemma si nota la traccia di una cucitura, dovuta probabilmente all’intenzione di nascondere un simbolo diventato “scomodo” in epoca repubblicana.
La consegna è avvenuta domenica in municipio, con una semplice cerimonia cui hanno preso parte anche due carabinieri del comando di Brescello e Fabio Zani, presidente della sezione di Reggio Emilia dell’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia.
La sindaca Elena Benassi, in segno di ringraziamento, ha omaggiato Zanichelli e la sua famiglia con una targa ricordo.
La bandiera sabauda ha un significato particolare da queste parti in quanto viene citata in un famoso episodio del film “Don Camillo” del 1952: in punto di morte, la maestra Cristina (fervente monarchica come Giovannino Guareschi), chiese e ottenne dal sindaco Peppone di vedere avvolta la propria bara con il tricolore reale.
Un’azione poi ripetuta anche nella realtà una decina di anni fa, quando lo stendardo sabaudo accompagnò il funerale dello storico sagrestano Vittorio Gianelli, che curò la chiesa brescellese per 60 anni e che – tanto per restare in tema – ai tempi dei film ospitò più volte Fernandel in canonica, dove l’attore francese amava riposare al fresco.
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