Gazzetta di Reggio

Reggio

Confermata la condanna a 14 anni per l’omicidio di Ahmed Waqas

Ambra Prati

FABBRICO, in cassazione la sentenza per MUSTAFA GHULAM 

3 MINUTI DI LETTURA





Ambra Prati

FABBRICO. Rigettando il ricorso presentato dalla difesa, la prima sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni per l’omicida Mustafa Ghulam, 46 anni, uno dei due imputati (l’altro è Shamraiz Sadiq Naveed, 39 anni, tutt’ora sotto processo in Assise) del delitto di Fabbrico, costato la vita sette anni fa al connazionale Ahmed Waqas, all’epoca 22enne. L’assassinio di San Valentino (14 febbraio) del 2014, tutto interno alla comunità pakistana del paese della Bassa, ha fatto molto scalpore. Le indagini furono condotte dai carabinieri. Il cadavere di uno sconosciuto venne ritrovato in un terreno in via Cascina da un gruppo di operai che stava eseguendo alcuni lavori: il corpo era stato seviziato e denudato, infine sotterrato. Soltanto, a settembre, grazie all’esame del Dna, la vittima venne identificata in Ahmed Waqas, giunto da pochi mesi in Italia alla ricerca di un futuro migliore e scomparso due mesi prima. Le indagini si orientarono sulla relazione segreta che il giovane avrebbe portato avanti via Facebook con una misteriosa giovane: la prima ipotesi fu che il 22enne era stato punito perché aveva uno stile di vita troppo occidentale e, soprattutto, perché voleva fuggire con la sua compagna, violando così le regole dei matrimoni combinati. Tre anni dopo, l’11 maggio 2017, la clamorosa svolta nell’inchiesta svelò una trama ben più complicata: non fu la fuga d’amore il movente dell’omicidio, ma un banale commento sulla scarsa bellezza della futura moglie (che all’epoca viveva in madrepatria) di Naveed, arrestato nel 2018, un anno dopo Ghulam, che la vittima considerava a torto un amico e un confidente. Per punire il giovane dell’onore offeso e ucciderlo senza destare sospetti, i due complici architettarono una messinscena degna di un noir: avrebbero fatto innamorare Waqas di una ragazza pakistana esistente solo su un profilo Facebook da loro governato, per indurlo ad allontanarsi da Fabbrico e seguirla in Germania. La notte della partenza, dopo i saluti ai parenti, i due lo attirarono in un campo e lo ammazzarono, prima con un fendente al ventre, poi con un altro alla gola. Tutto sarebbe filato liscio se per una casualità in quel punto non si fosse aperto un cantiere.

In primo grado Ghulam è stato condannato per omicidio volontario a 16 anni e in secondo grado a 14. L’avvocato difensore ha presentato ricorso fino in Cassazione, con la Suprema Corte che si è pronunciata nei giorni scorsi. Da considerare che il reato di omicidio volontario con ben tre aggravanti (futili motivi, crudeltà e premeditazione) valeva un ergastolo, come aveva proposto il pm Valentina Salvi in primo grado, ma le aggravanti sono via via cadute (la crudeltà subito, le altre due nel giudizio d’Appello). Perciò l’avvocato difensore di Ghulam, Giampaolo Cazzola del Foro di Verona, non nasconde la soddisfazione. «Il mio assistito ha già scontato 4 anni, 5 considerando la buona condotta, e tra un paio d’anni potrà accedere a qualche misura alternativa – ha dichiarato il legale – Sta lavorando all’interno del carcere della Pulce e ha trovato un suo equilibrio». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google