Il corpo di Saman ancora non si trova Dopo 67 giorni arriva lo stop alle ricerche
Proseguono le indagini dei carabinieri, coordinate dalla procura di Reggio, per catturare i parenti spariti all’estero
NOVELLARA. Dopo 67 giorni di ininterrotta attività, sono state sospese le ricerche del corpo di Saman Abbas nell’area dell’azienda agricola “Le Valli” di Ivan Bartoli – in via Colombo, la strada provinciale 5 tra Novellara e Reggiolo – e i terreni circostanti.
Gli inquirenti ritengono che il corpo della 18enne scomparsa dal 30 aprile sia stato seppellito in quella zona, denominata Villa Reatino – non necessariamente dentro il perimetro dell’azienda disseminata di 178 serre per la coltivazione di angurie e meloni – dopo essere stata strangolata dallo zio 33enne Danish Hasnain, nell’ambito di un complotto familiare che avrebbe comportato l’uccisione della ragazza, a seguito del suo rifiuto di accettare delle nozze combinate dai parenti con un cugino in Pakistan.
Per ora si chiude, quindi, un aspetto importante di una vicenda che ha interessato l’opinione pubblica a livello nazionale con trasmissioni e servizi televisivi, approfondimenti mandati in onda dai principali canali televisivi. Ricerche che, tuttavia, potrebbero riprendere, in futuro, nel caso di eventuali nuove indicazioni che dovessero giungere nel corso delle indagini.
Emerge, infatti, che i carabinieri del nucleo investigativo di Reggio Emilia e della Compagnia di Guastalla, coordinati dalla Procura reggiana, in questa fase proseguiranno le attività investigative per poter acquisire elementi utili al ritrovamento del corpo della ragazza. In tal senso, prosegue anche l’attività di ricerca dei parenti latitanti in Europa (lo zio Danish Hasnain, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, e il cugino 33enne Nomannulhaq Nomannulhaq) e quelli fuggiti in Pakistan (Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, i genitori della ragazza).
Stando alle risultanze investigative, tutti avrebbero avuto un ruolo attivo nell’architettare il piano criminale, culminato con l’uccisione e l’occultamento del cadavere di Saman.
l’inizio delle ricerche
Le ricerche iniziano il 3 maggio, il giorno in cui il comandante dei carabinieri di Novellara, Pasqualino Lufrano, e i servizi sociali bussano alla porta della famiglia Abbas per notificare a Saman di aver trovato, per lei, una nuova comunità, nell’ambito di un programma di protezione dopo la sua denuncia di induzione al matrimonio.
Carabinieri e servizi sociali scoprono che a casa della famiglia Abbas c’è solo il fratello minore di Saman. I genitori – spiega il 16enne – sono tornati in Pakistan per un’emergenza sanitaria di un parente, mentre Saman è andata in Belgio. Ma gli inquirenti non credono a questa ricostruzione e iniziano le ricerche, tenute “segrete”, per esigenze investigative.
È il 24 maggio quando la Gazzetta – dopo le segnalazioni pervenute da alcuni residenti di Villa Reatino, preoccupati per la presenza, apparentemente inspiegabile, di carabinieri e cinofili – dà la notizia della scomparsa di Saman Abbas, e la verità emerge in tutta la sua gravità: le forze dell’ordine sono ormai da settimana a Villa Reatino per cercare il corpo della ragazza.
le forze in campo
Nei 67 giorni di ricerche – fanno sapere dal comando provinciale dell’Arma – sono stati impiegati complessivamente 500 carabinieri, l’unità cinofila di Bologna, elicotteri e il nucleo forestale dell’Arma di Gualtieri, oltre alla polizia provinciale, ai vigili del fuoco con squadre di sommozzatori, alle unità cinofile specializzate nella ricerche di cadaveri della polizia tedesca e dell’Associazione Detection Dogs Ticino (Svizzera) e a una squadra di archeologi esperti nell’analisi del terreno. Per le ricerche sono state utilizzate strumentazioni specifiche, quali geo-scanner ad alta definizione, elettromagnetometri e droni in grado di rilevare anomalie nel terreno compatibili con la presenza di resti umani interrati.
le direttrici
Due sono state le grandi direttrici delle ricerche. Una ha riguardato i fondi dell’azienda agricola, in gran parte coltivati a serre, dove si ritiene possa essere stato interrato il corpo della ragazza, sotto ai teli di plastica stesi sul terreno, su cui crescono le piante di anguria e meloni. In base a questa ipotesi investigativa, lì sotto i parenti di Saman avrebbero potuto scavare una buca abbastanza profonda per ospitare un cadavere, senza lasciare tracce.
Le serre, quindi, sono state attentamente controllate con perforazioni e carotaggi effettuati dai carabinieri con punteruoli metallici, propedeutici al setacciamento delle unità cinofile e alle rilevazioni di geo-scanner ed elettromagnetometri. Alcuni scavi sono stati effettuati, senza esito, da un escavatore in alcuni punti “critici” individuati dagli strumenti elettronici. L’altra direttrice di ricerca ha riguardato un’area più ampia, scarsamente popolata e sterminata di fondi agricoli, appena fuori dal perimetro dell’azienda agricola, larga all’incirca tre chilometri quadrati, che gli esecutori dell’omicidio avrebbero potuto percorrere a piedi per seppellire il corpo della 18enne pakistana.
Un’area pervasa da molti luoghi “ideali” per nascondere un cadavere: i tombini che fanno accedere alle tubazioni sotterranee per l’acqua irrigua dei campi; le ex porcilaie in disuso con le fosse per la raccolta dei liquami; le vasche di stoccaggio a cielo aperto dei liquami; i corsi d’acqua (canali e fossi); alcuni ruderi disabitati e pericolanti; le aree boschive e semi-arbustive; i tombini per l’ispezione dei condotti fognari sotterranei.
Tutti luoghi perlustrati, a più riprese, dai ricercatori. Ma di Saman non è emersa alcuna traccia. —
Alessandro Cagossi
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