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Il medico: «I lividi? Non ricordo Mai sentito di maltrattamenti»

Ambra Prati
Il medico: «I lividi? Non ricordo Mai sentito di maltrattamenti»

La deposizione del dottore che trascorreva mezza giornata alla casa di riposo «Quell’anziano si spogliava perché si trovava le lenzuola intrise di escrementi»

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CORREGGIO. Una deposizione infarcita di “non so” e “non ricordo”, tanto da far innervosire il pm Maria Rita Pantani, che ha incalzato il teste ricordandogli le sue dichiarazioni messe a verbale. Sono state di tenore prudenziale le dichiarazioni del dottor Alberto Gandolfi, medico all’epoca in servizio della casa di riposo di Mandriolo di Correggio. Il processo, alquanto affollato di avvocati e parti civili, con numerosi interventi per mettere ordine da parte del giudice monocratico Chiara Alberti, è quello a carico di sei operatrici accusate, a vario titolo, di maltrattamenti e violenza privata.

Le imputate sono dipendenti di Coopselios, gestore della struttura Rsa correggese per conto del Comune. Nel procedimento la cooperativa è nella doppia veste di responsabile civile (degli atti delle dipendenti) e di parte civile (se le addette saranno condannate, chiederà loro i danni). Secondo la ricostruzione dei carabinieri, dall’ottobre 2016 al marzo 2018 sarebbero avvenuti, nella struttura, episodi di percosse poi venuti alla luce grazie a un ottantenne morto l’anno scorso – il caso numero uno, che ha fatto partire l’inchiesta – costretto a letto, con allontanamenti dal campanello necessario per chiedere aiuto, con ore di “abbandono” prima di essere pulito. Tramite l’avvocato modenese Simone Bonfante, i due figli del deceduto si sono costituiti parte civile e hanno deposto in una precedente drammatica udienza. Nella seduta fiume di ieri hanno sfilato i carabinieri: il vicebrigadiere Nestore Ubaldi del Norm di Reggio Emilia, che ha puntualizzato alcuni aspetti dei video registrati dalle cimici nascoste, e il maresciallo Leccioni del Nas di Parma, che ha eseguito i rilievi nella struttura di Correggio a giugno 2018, non rilevando incongruenze rispetto alle normative regionali. Il dottor Gandolfi, medico che ogni giorno si recava per mezza giornata nella struttura, era un’occasione ghiotta per far segnare punti alle controparti, ma non ha spostato granché: incalzato dall’accusa sull’anziano poi morto, il dottore ha ammesso di averlo visto nudo («si spogliava perché si trovava le lenzuola intrise di urina ed escrementi, oppure perché aveva caldo, o perché non sopportava le misure di contenzione»), mentre nel controesame delle difese il camice bianco ha dichiarato di «non aver mai ricevuto lamentele o sentito dire che i pazienti fossero maltrattati». I lividi? «Non ricordo». —

Ambra Prati

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