Pazienti cardiopatici visitati “a distanza” Cresce il progetto unico in tutta Italia
Quasi mille i portatori reggiani di pacemaker o defibrillatori controllati giorno e notte grazie a un “ambulatorio virtuale”
Leonardo Grilli
REGGIO EMILIA. Controllare a distanza i pazienti cardiaci portatori di pacemaker o defibrillatori, sostituendo le visite ambulatoriali con un sofisticato sistema di sorveglianza telematica che permette di percepire, registrare e segnalare ogni minimo problema dell’apparecchio o disfunzione cardiaca.
Dalla più piccola e impercettibile aritmia a un infarto in corso, dalla batteria che sta per scaricarsi a un guasto tecnico più rilevante. Si chiama “Ambulatorio aritmologico virtuale” ed è un progetto, unico in Italia, partito a settembre presso la cardiologia dell’Arcispedale Santa Maria Nuova diretta da Alessandro Navazio.
IL PROGETTO
A gennaio, dopo solo tre mesi, poteva contare già su 700 pazienti assistiti con questa innovativa procedura ma il numero è costantemente cresciuto anche nelle settimane successive. E, oggi, sono ben 956 i reggiani tutelati in questo modo, con un ulteriore incremento stimato in circa 350 nuovi assistiti all’anno. Un programma che proietta la cardiologia reggiana fra le eccellenze italiane ed europee e che deve tutto a una squadra unita e affiatata, un gruppo aritmologico costituito dai cardiologi Fabio Quartieri (principale responsabile del progetto), Nicola Bottoni e Matteo Iori, supportati dal fondamentale lavoro di Isabella Paini e Luca Fiorito, tecnici di cardiologia.
LA GENESI
A raccontare la genesi di questa innovativa “telesorveglianza”, i suoi sviluppi e i suoi vantaggi è lo stesso Quartieri, il “padre” dell’ambulatorio virtuale: «L’importanza di pacemaker e defibrillatori è elevatissima. Basti pensare al caso recente del calciatore Eriksen, a lui è stato impiantato un defibrillatore indossabile anche se prima del malore in campo non aveva avuto alcun tipo di sentore circa il presentarsi di un’aritmia fatale. Ci sono poi pazienti che utilizzano lo stesso apparecchio e che invece possiedono caratteristiche tali da essere considerati a rischio. Quando ho iniziato io, a novembre del 2002, per verificare il funzionamento degli apparecchi si fissavano solo dei controlli ambulatoriali e così si è fatto per tanti anni».
PROGRESSI TECNOLOGICI
Poi la tecnologia è andata avanti e ai pazienti è stato fornito un monitor, da mettere sul comodino, per seguirli meglio. Ma le visite in presenza sono comunque rimaste. «Il defibrillatore e il pacemaker hanno una durata – prosegue il cardiologo –. Chi ne possiede uno viene visitato periodicamente con una frequenza che diventa sempre più breve: ogni nove mesi, poi ogni sei e via via con appuntamenti sempre più serrati per capire quanto resti ancora da vivere alla batteria. Oggi invece succede che il macchinario, quando la batteria raggiunge un certo livello, va in allerta e avvisa il monitor che a sua volta comunica con noi. A quel punto chiamiamo il paziente e fissiamo un appuntamento per sostituirla».
PREVENZIONE TOTALE
Ma l’ambulatorio virtuale non si limita a questo servizio, che è offerto anche da altri ospedali in regione e in Italia. Sfruttando le potenzialità della tecnologia la squadra reggiana ha introdotto un sistema di controllo a tutto tondo, una sorta di continua e precisa mappatura della salute dei macchinari e del cuore stesso. «Il monitor oggi fornisce praticamente tutti i parametri di cui abbiamo bisogno per seguire il paziente: se tutti continuano a far venire il paziente in ospedale per raccogliere i parametri necessari, noi raccogliamo tutto a distanza con il risultato che le visite perdono di significato per i pazienti seguiti dall’ambulatorio virtuale. Fatto salvo che per le emergenze si deve venire in ospedale».
"EFFETTO COVID"
A dare una spinta affinché si partisse con il progetto è stata la pandemia. Fra marzo, aprile e maggio dello scorso anno sono state cancellate circa mille visite già fissate, poi riprogrammate con regole differenti per garantire distanziamenti e il rispetto delle regole anti-contagio.
«Se prima facevamo un controllo ogni 5/6 minuti in piena sicurezza – prosegue Quartieri – oggi ne viene svolto uno ogni dieci». Insomma, una complicazione dopo l’altra. «Così, dialogando con l’amministrazione, abbiamo deciso di creare una procedura aziendale per seguire un certo numero di pazienti a distanza, tramite il mio progetto, così da non farli più venire in ospedale. Con il supporto fondamentale da parte dell’ufficio di gestione delle risorse ho chiamato personalmente i pazienti o i loro caregiver, spiegandogli che non sarebbero più stati necessari i controlli in presenza e che avremmo fatto tutto tramite il monitor che erano già abituati a utilizzare, avendolo in dotazione già da molto tempo. La risposta è stata positiva nel 99,9 per cento dei casi». Così a settembre il progetto è partito con 700 pazienti, a cui se ne sono aggiunti altri 256 nei nove mesi successivi.
LAVORO DI SQUADRA
Un successo reso possibile, sottolinea più volte il cardiologo nel corso dell’intervista, grazie a «uno straordinario lavoro di squadra. I tecnici, Isabella e Luca, sono figure fondamentali. Arrivano al mattino e verificano tutti gli allarmi inviati dai monitor, da molto gravi a quelli assolutamente banali, e in caso avvisano noi medici. Si occupano anche di controllare lo stato di connessione, io ho preteso una percentuale di monitor connessi vicina al cento per cento e ogni quindici giorni aggiorniamo statistiche e percentuali su un foglio excel. La letteratura medica indica il 20/25 per cento come media di disconnessioni, noi non siamo mai sopra al 4 per cento. E il 30 giugno eravamo all’1,7».
Decisivo anche il clima di collaborazione con gli altri due cardiologi: Bottoni, definito da Quartieri «un capo illuminato», e Iori. «Siamo un gruppo partito giovane e che ora sta invecchiando, ma sta invecchiando bene».
Cosa impedisce quindi che il progetto sia diffuso a tutti? Il fatto che «solo il 75 per cento dei nostri apparecchi può essere messo in ambulatorio virtuale – spiega il cardiologo –. Poi vi sono ragioni economiche. Perdendo delle visite ambulatoriali in presenza l’azienda sanitaria ha dei minori introiti, siamo in attesa che la Regione attivi un rimborso della prestazione. Il nostro sistema è già pronto, le visite da remoto si possono equiparare alle visite ambulatoriali». —
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