Il movente nella doppia vita del padre? Nuova ipotesi nelle indagini sull’omicidio
Un profilo social attribuito a Paolo Eletti apre nuovi scenari: per chi indaga sarebbe l’origine del violento litigio
SAN MARTINO IN RIO. Non più la casa, le differenti visioni sulla gestione dell’immobile di famiglia, né le sorti dell’alloggio fino a pochi mesi prima abitato dalla nonna paterna e che il padre avrebbe voluto occupato dal figlio, dopo che a novembre l’anziana donna è morta. Secondo gli investigatori che indagano sull’efferato delitto di San Martino in Rio, scricchiola il movente economico e si guarda ad altro sul caso di Marco Eletti, accusato di aver ucciso a martellate il padre Paolo e di aver attentato alla vita della madre.
Ora sotto la lente ci sarebbero i social network, e Facebook in particolare, da dove sarebbe spuntato un profilo che, secondo chi indaga, è da attribuire proprio al 58enne, in cui si manifestava con un’altra identità di genere e un sistema di relazioni (quantomeno virtuali) inaspettate. È stata la scoperta di questo altro scenario da parte del figlio a portare a un violento litigio col padre, culminato in un omicidio? È l’interrogativo al quale i carabinieri di San Martino in Rio, con i colleghi del Reparto operativo di Reggio Emilia, stanno cercando di rispondere; è un’altra pista seguita per risolvere tutti i punti ancora non chiari della tragedia famigliare che lo scorso 24 aprile ha sconvolto San Martino, il Reggiano e l’Italia intera.
Sul punto, non commenta l’avvocato della difesa di Marco Eletti, il legale Domenico Noris Bucchi.
Dalla notte successiva al delitto, il 33enne è in stato di fermo. Nel lungo interrogatorio che era seguito dopo la scoperta del delitto, la prima ipotesi di un omicidio-tentato suicidio dei due coniugi aveva iniziato a traballare. Fino a che le dichiarazioni ritenute contraddittorie da parte di Marco Eletti avevano alimentato i dubbi e nel giro di poche ore gli elementi raccolti dagli investigatori avevano indotto la pm Piera Giannusa a disporre il fermo. Fermo in seguito convalidato dal gip Dario De Luca. In udienza, poi, il figlio della coppia si era avvalso della facoltà di non rispondere.
Ma intanto, in mano agli inquirenti, si sono assommati elementi ritenuti indizi importanti: la convinzione che è stato il figlio a procurare al padre le benziodazepine che l’uomo assumeva per difficoltà legate al sonno, la stessa sostanza rilevata in gradi quantità nel sangue della madre. Non da ultimo, il racconto di avere fatto ricerche su come stordire con lo stesso farmaco e il suo interesse per i veleni.
Quel 24 aprile Marco Eletti era andato a pranzo dai genitori. Se ne sarebbe andato per poi ritornare. Aveva raccontato che aveva scordato il portafogli e per quello era tornato indietro. È così che aveva scoperto il cadavere del padre, la madre esanime e aveva lanciato l’allarme. Nel giro di poche ore lo sconcerto per quanto accaduto aveva fatto il giro del Paese. Con una serie di interrogativi legati soprattutto al movente: resta questa la questione centrale di tutta questa terribile vicenda. —
El.Pe.
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