«Le scuole private devono applicare i contratti nazionali»
La Cgil reggiana va all’attacco sulla scuola dell’infanzia De Lucia: «Il pubblico va messo come servizio centrale»
Luciano Salsi
REGGIO EMILIA. Da più di vent’anni l’antica “rivalità” fra le scuole dell’infanzia comunali d’impronta laica e quelle cattoliche s’è convertita in una fattiva collaborazione, sulla base dei protocolli d’intesa che destinano a queste ultime e alle altre scuole private una parte dei fondi stanziati dal Comune per l’educazione dei bambini di età inferiore a sei anni.
Le stesse differenze pedagogiche si sono sensibilmente attenuate, ma le difficoltà degli ultimi tempi, dovute alla crisi economica, al vistoso calo delle nascite e infine alla pandemia, fanno risorgere gli attriti.
Del malcontento diffuso soprattutto in ambito sindacale s’è fatto portavoce il consigliere comunale Dario De Lucia, ex-Pd e ora del gruppo misto, intervenendo la settimana scorsa nella Sala del Tricolore. A suo avviso non si giustifica l’aumento “senza sosta” dei contributi al sistema educativo paritario e privato, che fa capo quasi totalmente alla Fism, la federazione delle scuole materne parrocchiali.
«Nessuno - spiega De Lucia - è contro il sistema pubblico-integrato. Bisogna però che la politica non si ritiri e metta il pubblico come servizio centrale. Anche sui fondi erogati servono più controlli. Perché le rette sono diverse se tutte le scuole prendono fondi dal comune? Perché una maestra o un’educatrice prendono stipendi diversi se lavorano per il Comune, la Fism o una scuola cooperativa? ».
Il Comune, secondo De Lucia, deve riassumere un «ruolo centrale», elargendo fondi ai privati non per «accordi politici, ma per politiche educative ben studiate e di beneficio per la collettività».
La discussione verte sull'ultimo protocollo d’intesa, firmato lo scorso 28 giugno da Comune, Ministero dell’Istruzione, Ufficio scolastico provinciale, Fism e diverse scuole private, che rinnova fino al 2024 i finanziamenti al sistema educativo reggiano.
Ogni anno il Comune trasferirà alle scuole e ai nidi comunali 20 milioni di euro, di cui un milione e 726mila saranno destinati agli altri enti sottoscrittori del patto d’intesa.
La quota più consistente andrà alle scuole della Fism, che riceveranno un milione e 567mila euro l’anno contro il milione e 555mila dell’anno precedente. Tale cifra è rapportata al numero dei bambini iscritti e quindi potrà essere accresciuta fino a un milione e 657.500 euro, essendo previsto un aumento delle iscrizioni già dal prossimo anno scolastico.
Peraltro dall’anno scolastico 2014/15 proprio le scuole cattoliche hanno conosciuto la più consistente diminuzione, da 1518 iscritti a 1.131, mentre le comunali sono calate soltanto da 1742 a 1716 e le statali sono crollate, anche a causa del Covid, da 965 a 755. Dal 2014, infatti, la denatalità ha falcidiato le nuove leve, ma la scolarizzazione è aumentata dall’87,2% al 90,75% nella fascia 3-6 anni e dal 39% al 50% fra 0 e 3 anni.
«L’integrazione pubblico - privato - obietta la Cgil - non può e non deve tradursi nel tempo in uno sbilanciamento a favore del secondo. Scuole statali e comunali devono essere le prime destinatarie di interventi e sostegni economici, anche per ciò che riguarda la manutenzione ordinaria e straordinaria. Le scuole private devono garantire ai propri dipendenti l’applicazione dei contratti nazionali firmati da Cgil Cisl Uil e deve essere escluso il prodursi di elementi di concorrenza scorretta in termini di rette». —
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