Pietro Zavaroni trovato morto nel suo studio
Il noto commercialista aveva 62 anni. Non rispondeva al campanello e al telefono. Forse è stato un infarto, inutili i soccorsi
MONTECCHIO. Pietro Zavaroni, conosciutissimo commercialista montecchiese, è stato trovato morto nel suo studio di via Paterlini, ieri verso le 16.30. Ilprofessionista, 62 anni, era nel suo studio e non rispondeva né al campanello, né al telefono. Così è partito l’allarme al 118 e ai vigili del fuoco di Sant’Ilario, giunti sul posto per aiutare ad aprire la porta d’ingresso dello studio, che era chiusa da dentro. Sul posto l’ambulanza della Croce Arancione e l’automedica di Montecchio. Una volta dentro, i soccorritori hanno fatto tutte le manovre possibili per far partire il cuore dell’uomo, ma ormai non c’era più niente da fare. Per i sanitari, molto probabilmente si è trattato di un arresto cardiaco fulminante che non ha lasciato scampo. Sul posto anche i carabinieri di Montecchio per accertamenti.
Pietro Zavaroni, montecchiese doc, era un uomo stimato, riservato, benvoluto. Aveva studiato alla facoltà di Economia, era un dottore commercialista e titolare dello studio di commercialisti Zavaroni di Montecchio. Abitava vicini allo studio assieme alla moglie e ai due figli, studenti universitari.
«Una tragedia – dicevano ieri alcuni momntecchiesi – se ne andato troppo giovane. Una immensa tragedia che ha colpito la famiglia». Anche l'amministrazione comunale e il sindaco Fausto Torelli si unisce al dolore della famiglia Zavaroni esprimendo vicinanza alla moglie Tiziana e ai due figli. Per tutto il pomeriggio di ieri, in tanti si sono recati davanti all’ufficio di Pietro Zavaroni per rendere omaggio a una persona stimata e benvoluta da tutti a Montecchio.
Pietro, nativo di Montecchio, faceva parte di una famiglia molto conosciuta in paese. Era il figlio di Adalberto, stimatissimo medico di base e dell’ospedale Franchini. Per il suo lavoro importante svolto, la sezione Avis di Montecchio alcuni anni dopo la morte del medico è stata intitolata proprio ad Adalberto Zavaroni.
L’Avis di Montecchio è stata fondata da un gruppo di donatori nel 1978. La sezione montecchiese conta ora 335 donatori attivi, cresciuti rispetto all’anno precedente anche grazie alla fusione con le sedi di Bibbiano e Calerno, che hanno consentito di creare a Montecchio un’Avis della Val d’Enza, unica e rappresentativa.
La storia dell’Avis montecchiese è appassionante. Siamo nel 1963, infatti, quando una ragazza di 18 anni deve sottoporsi a un intervento chirurgico e per questo le serve sangue. Si chiamano a raccolta i cittadini e, soprattutto, si cerca nelle grandi aziende piene di operai. Alla Capolo, l’azienda famosa in tutto il mondo per la sua realizzazione di barattoli, come medico del lavoro c’è Adalberto Zavaroni, che raccoglie una ventina di adesioni da smistare sul centro prelievi di Parma. Lì nasce l’embrione dell’Avis Montecchio, che poi è cresciuta fino ai giorni nostri. Alcuni anni dopo al padre di Pietro, Adalberto Zavaroni, come riconoscenza per il suo grande lavoro l’amministrazione comunale di allora ha intitolato anche una via nella frazione di Villa Aiola. —
Daniela Aliu
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