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C’è chi tira in ballo i genitori e chi teme le complicazioni

Am.P.
C’è chi tira in ballo i genitori e chi teme le complicazioni

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REGGIO EMILIA. «Mia madre è affetta da trombosi, perciò io ho deciso di non vaccinarmi». La replica di un’infermiera alla prima raccomandata è emblematica delle giustificazioni arrivate alla Commissione Ausl reggiana. Pretestuose o considerate tali, visto che la predisposizione genetica dei genitori per malattie simili alle eventuali complicazioni determinate dal vaccino (ad esempio allergie gravi, trombosi, patologie neurologiche, problemi di coagulazione) è considerata del tutto non pertinente dagli esperti. Eppure diversi sanitari hanno addotto le malattie dei genitori come “schermo”.

Altri hanno avanzato posizioni non peregrine: è il caso delle dottoresse in gravidanza o in allattamento, che preferiscono vaccinarsi una volta terminato il periodo di astensione dal lavoro o terminato di allattare. Anche questa casistica però non passa, visto che non risultando controindicazioni vaccinali all’allattamento, secondo la Commissione il discrimine è la presenza in servizio: le donne in camice bianco che sono tornate in corsia, anche ad orario ridotto, devono comunque sottoporsi all’iniezione. Da sottolineare che, per motivi di privacy, la stessa Commissione è all’oscuro del nominativo del singolo al vaglio e di conseguenza ignora dove lavora. Tuttavia l’ipotesi che i sanitari più convintamente no vax svolgano il loro lavoro come liberi professionisti o in strutture private della galassia sanitaria pare smentita: secondo quanto è trapelato da fonti non ufficiali l’avversione al vaccino è trasversale e distribuita equamente, a prescindere dall’età e dal ruolo sanitario. Significa che i no vax sono distribuiti anche tra gli insospettabili ospedalieri e che sono numerosi tra gli 8mila dipendenti dell’Ausl. La contrarietà all’immunoprofilassi si conferma una questione ideologica. —

Am.P.

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