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Il sindaco Luca Vecchi: «Riuscire a fare rete è la nostra peculiarità»

R.F.

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REGGIO EMILIA. Del rapporto tra pandemia e capacità del sistema di welfare di andare incontro ai bisogni dei cittadini più deboli ha parlato il sindaco Luca Vecchi, sottolineando che «il modello caratterizzante Reggio è un welfare di prossimità, che trova nel fare rete e nel prendersi in carico delle persone a livello di comunità i suoi elementi caratterizzanti. Questa peculiarità è emersa ancor più durante la pandemia, in cui la collaborazione tra pubblico e privati, ha permesso di raggiungere anche chi rischiava di rimanere indietro. La capacità di fare comunità e lavorare in rete tra pubblico e privato, che abbiamo voluto definire “banda larga di comunità” è anche l’elemento, il punto di forza da cui ripartire per affrontare i nuovi bisogni». Per l’assessore al Welfare Daniele Marchi invece l’incontro di ieri «è il segno della volontà di ripartire dal lavoro di e con la comunità, nella consapevolezza che nessuno si salva da solo. Reggio è la città che collabora in cui la parola Comunità deve guidarci per consentirci di dare valore a tutte quelle esperienze, perlopiù micro e silenziose che tessono quotidianamente legami di fiducia, aiuto, solidarietà e solidità».

Infine Franca Olivetti Manuokian nel corso della sua analisi ha sottolineato come «per la ripresa a cui si tende nel nostro Paese in questo periodo, è centrale investire nel sociale. I Servizi sociali attivi e presenti come quelli del Comune di Reggio possono perciò giocare un ruolo rilevante nel favorire contatti, connessioni tra privato e pubblico, svolgere un ruolo di ricomposizione tra istituzioni diverse, tra interventi professionali e attività di volontariato, tra solidarietà spontanee e disposizioni normative. Gli interventi sociali meno istituzionali e istituzionalizzati diventano più diffusi e più riconosciuti e portano vicinanze e costruiscono consapevolezze e socialità che danno coraggio per continuare a investire per una città di cittadini». La pandemia, ha poi concluso, «ha investito pesantemente i Servizi, sconvolgendo ritmi e assetti di lavoro, mettendo alla prova competenze e relazioni, ma facendo anche scoprire capacità, opportunità e possibilità impensate di collaborazioni. Quanto costruito negli anni è come se avesse potuto emergere e prendere consistenza, con gli attori sociali nel territorio che sono stati riconosciuti come partner con cui condividere conoscenze e sviluppare relazioni e rapporti cui si dà e si ottiene fiducia». —

R.F.

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