Tentato omicidio, l’accoltellatore: «Non è vero che volevo ucciderlo»
Alessandro Palladino si difende in aula: «Non mi sono nemmeno reso conto dove lo colpivo»
REGGIO EMILIA. «Non volevo ucciderlo». Ha cercato di discolparsi ancora una volta Alessandro Palladino da quella pesante accusa di tentato omicidio. Ma questa volta lo ha fatto con parole sue e direttamente davanti ai giudici del collegio che devono decidere se sia o meno colpevole di quel reato così efferato, avvenuto in pieno centro a Reggio, attorno a via Roma. Il 44enne, di origini napoletane ma da anni residente in città, è infatti l’autore dell’accoltellamento che il 14 agosto dello scorso anno colpì un 33enne tunisino, poi salvato grazie a un’operazione chirurgica eseguita d’urgenza. «Non avevo l’intenzione di ucciderlo, non mi ero nemmeno reso conto dove era finito il colpo. Credevo fosse alla gamba, invece era vicino al cuore», si è discolpato Palladino durante la lunga udienza tenuta nell’aula del giudice Simone Medioli, presidente del collegio. L’imputato, assistito dall’avvocato Alessandra Bonini, è stato sentito lungamente dai giudici, che hanno poi lasciato spazio alle parole della vittima dell’accoltellamento, sentito a sua volta dal collegio.
«Eravamo amici– ha detto il tunisino – ci siamo sempre frequentati». La vicenda era partita da una discussione che aveva avuto Palladino con un tunisino al quale la vittima aveva dato man forte. Palladino era stato preso al collo, ricevendo minacce: «Devi sparire da Reggio», gli era stato detto, come confermato in aula anche dalla parte offesa. Da lì Palladino è andato via, recandosi a casa sua per prendere i coltelli. Poi, tornato in zona, ha rivisto la parte offesa in bici. Palladino ha estratto il coltello e lo ha colpito. L’uomo ferito è scappato verso sud, seguito poi da Palladino. Nodo centrale, questo, come rilevato ieri dal filmato già acquisito agli atti. Palladino ha affermato in udienza che stava andando a casa mentre la procura afferma che stava inseguendo l’uomo ferito, passando per via Roma, via Filippo Re e vicolo Francavilla, prima di scappare nella sua abitazione dall’altra parte del teatro Valli.
Poco dopo è arrivata la polizia che ha trovato il ferito in gravi condizioni a causa di una profonda ferita inferta dall’alto: il colpo aveva lacerato la parete polmonare sinistra, tanto che la tac – come già ricostruito dai medici in udienza – aveva mostrato un’abbondante emorragia interna in corso. Da qui l’immediata trasfusione e un intervento chirurgico d’urgenza. La coltellata è stata ripresa dalle telecamera di videosorveglianza, che non avrebbe però chiarito del tutto la dinamica. Una ferita che già per i medici era stata provocata dall’alto verso il basso, in contraddizione con la tesi dell’imputato che ha sempre sostenuto di essersi difeso da colui che, a suo dire, lo perseguitava per un debito di 60-70 euro per l’acquisto di cocaina. In udienza, però, non si è parlato della droga, bensì della dinamica della violenta aggressione.
La scientifica di Reggio aveva poi trovato accanto al parafango di una Skoda – dove il ferito si era accasciato – macchie di sangue, una maglia grigio scuro, uno zainetto nero, dei boxer e pantaloncini. E soprattutto tre coltelli: uno con manico nero lungo 19 centimetri, uno verde di 32 centimetri e un altro verde di 30 centimetri, quest’ultimo rinvenuto sul davanzale di una finestra di fianco al portone d’ingresso di uno stabile di vicolo Francavilla. Solo sul coltello di 30 centimetri era stato trovato sull’impugnatura un profilo genetico coincidente con quello dell’imputato e sulla lama quello dell’aggredito. Una questione non secondaria, quella dell’arma del delitto, poiché secondo gli investigatori Palladino, che era solito girare armato e che quella sera uscì con due coltelli, avrebbe tentato di depistare sulle lame. Il processo riprenderà a settembre. —
Enrico Lorenzo Tidona
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