È già sold out la Pastasciutta Antifascista
REGGIO EMILIA. «Abbiamo raggiunto il numero massimo di prenotazioni per la storica Pastasciutta Antifascista. Non sarà più possibile prenotare, né accedere alla lista d’attesa. Ringraziamo della grande affluenza dimostrata e speriamo, l’anno prossimo, di potervi accogliere tutti senza limiti!». Lo annuncia su Facebook l’Istituto Cervi.
La Pastasciutta avrà inizio a Casa Cervi, più precisamente nel grande parco “ai Campirossi” domenica 25 luglio alle 18 e proseguirà per tutta la serata, all’insegna della musica, del teatro, della condivisione e di tanta pasta offerta a tutti. L’edizione di quest’anno è speciale perché coincide con la ventesima edizione del Festival Teatrale di Resistenza di Casa Cervi. Inoltre, durante la giornata, verranno date alcune anticipazioni sul nuovo Museo di Casa Cervi, in fase di riallestimento.Da ricordare che il 25 luglio non si festeggerà solo a Casa Cervi: decine di Pastasciutte verranno organizzate in tutto il Paese, nel ricordo della pastasciutta distribuita dai fratelli Cervi nella piazza di Campegine il 25 luglio del 1943.
Ma qual è l’origine della Pastasciutta Antifascista? Il 25 luglio del 1943, dopo la riunione del Gran Consiglio del Fascismo, Mussolini viene destituito e arrestato. Dopo 21 anni terminava il governo del Partito Fascista. Il Re designò il Maresciallo dell’esercito Pietro Badoglio come nuovo capo del governo. Nonostante la caduta del Fascismo, la guerra continuava: nei giorni successivi l’arresto vi furono numerose sollevazioni popolari; il 28 luglio, a Reggio Emilia, i soldati spararono contro gli operai delle Officine Reggiane facendo 9 morti. I Cervi non vennero subito a conoscenza della notizia della caduta di Mussolini perché impegnati nei campi, ma fu sulla via del ritorno a casa che incontrarono numerose persone in festa. Sebbene sapessero che la guerra non era terminata, decisero di festeggiare l’evento, un momento di pace dopo 21 anni di dittatura fascista. Si procurarono la farina, presero a credito burro e formaggio dal caseificio e prepararono chili e chili di pasta. Una volta che questa fu pronta, caricarono il carro e la portarono in piazza a Campegine pronti a distribuirla alla gente del paese. Fu una festa in piena regola, un giorno di gioia in mezzo alle preoccupazioni per la guerra ancora in corso: anche un ragazzo con indosso una camicia nera (forse era l’ultima rimasta?) fu invitato da Aldo a unirsi e a mangiare il suo piatto di pasta. —
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