Mazzi: «Il Green Pass è uno strumento utile e bisogna servirsene»
REGGIO EMILIA. Nonostante, a differenza di quanto accaduto nel 2020, quest’anno non si sia arrivati a chiudere interi reparti bloccando l’attività ordinaria degli ospedali, le liste di attesa per le visite specialistiche ambulatoriali sono più lunghe del dovuto. «Questo perché – spiega Nicoletta Natalini, direttore sanitario dell’Ausl reggiana – il Covid ha imposto di ripensare la tempistica degli appuntamenti: dovevamo tenere 45 minuti per una visita normale e un’ora per una prestazione strumentale. Adesso questi tempi possono essere ridotti, tra le altre cose siamo anche diventati più bravi a vestirci e svestirci e ci impieghiamo meno tempo di prima, quindi da settembre contiamo di poter prendere più appuntamenti nella stessa fascia oraria e recuperare i ritardi. L’unico limite sarà quello della capienza delle sale d’attesa».
Bisogna anche considerare che ci troviamo in estate e che medici e infermieri stanno smaltendo, a rotazione, le ferie accumulate nei momenti più intensi della pandemia, che hanno richiesto la loro presenza pressoché costante.
La parte chirurgica ne ha risentito di più, poiché gli specialisti, in questo caso, sono stati “usati” nei reparti Covid: «Siamo sicuri che in settembre ci sarà un miglioramento anche su questo fronte – dice Natalini – ma difficilmente riusciremo a tornare al livello del 2019».
Occorre comunque fare un distinguo tra specialità e soprattutto tra codici di gravità: «Le urgenze e i codici più gravi, come potrebbero essere gli oncologici – spiega Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero – sono ormai riallineati al periodo pre-Covid, con un ritardo che al massimo arriva a un paio di giorni. Il nostro obiettivo è comunque quello di smaltire gli arretrati nel più breve tempo possibile». —
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