Per il piccolo Leo arriva il “no” anche alle vacanze in Italia
Novellara, un’altra decisione contro per le richieste fatte dalla madre del bambino di 5 anni portato in Turchia dal padre. Adesso lei scrive all’Unione Europea: «Aiutatemi»
NOVELLARA. Ancora un no dalla Turchia sul ritorno a casa del piccolo Leo. Il giudice turco ha rigettato la richiesta che la mamma, Ilaria Sassone, aveva avanzato affinché il bambino di 5 anni potesse tornare a Novellara per le vacanze estive. L’altro magistrato che si occupa della famiglia, invece, si è riservato di decidere dopo aver consultato il ministero della Giustizia turco. «La Turchia sta di fatto distruggendo il mio rapporto con Leonardo», commenta la mamma.
E’ una situazione che strazia il cuore, quella del piccolo, figlio di Ilaria Sassone e dell’ex compagno tedesco di origine turca che da oltre un anno ha portato il bambino in Turchia, lontano dalla madre, dopo che le autorità italiane aveva stabilito che l’affidamento toccasse a lei. Una fuga in piena regola, la sua, tanto che a carico dell’uomo è iniziato un processo in Italia per sottrazione di minore. Del caso si sta occupando anche la magistratura turca: dopo un primo ok al ritorno del bambino in Italia – in quanto cittadino italiano – il giudice di secondo grado ha bloccato tutto, chiedendo un nuovo giudizio che tenesse conto della condizioni psicologica del bambino. Il tutto nel totale, inquietante silenzio del governo italiano, nonostante le lettere inviate dalla madre al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al ministro degli Esteri Luigi Di Maio e al presidente del Consiglio Mario Draghi.
Ilaria, che in questa battaglia è supportata dall’avvocatessa Giovanna Fava, non si ferma. E ora scrive anche alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e, per conoscenza, a David Sassoli, presidente del Parlamento europeo. «Leo aveva un documento non valido per l’espatrio, fatto a mia insaputa, e il padre non aveva ottenuto il mio consenso – ricorda la donna nella missiva –. Sono trascorsi mesi senza che io sapessi dove Leo si trovasse e senza che il padre rispondesse al telefono.Una volta localizzati, tramite costose spese a mio carico, ho attivato subito la procedura di rimpatrio ai sensi della Convenzione dell’Aja». Ci sono voluti nove mesi per vedere fissata la prima udienza.
«Il mese scorso la Corte d’Appello in Turchia ha rigettato il ricorso del padre, ma senza che il giudice entrasse nel merito del rimpatrio, evidenziando a suo parere dei vizi di forma nella istanza di primo grado – racconta ancora nella lettera – e richiedendo integrazioni. Tutto questo tempo perso dalle autorità è il trauma principale che viene arrecato a mio figlio, al quale viene impedito di ritornare a casa dalla sua mamma, dai suoi nonni, dagli zii, dai suoi amichetti e nel posto nel quale è cresciuto. Nessuno tiene in considerazione di come mio figlio si trovi in Turchia senza documenti valiti per l’espatrio, nessuno reputa abbastanza grave il trauma che gli è stato arrecato dal padre».
E aggiunge, sul “no” al trascorrere le vacanze estive in Italia: «Questa richiesta è stata rigettata dal tribunale del rimpatrio per il timore che non lo riporti in Turchia. Siamo al paradosso: io che ho sempre rispettato ogni decisione dei tribunali vengo privata di mio figlio che è lasciato a un padre che le leggi le ha violate tutte. Ho da sempre rispettato le leggi, anche quando queste non erano a mio favore. Ora però mi trovo ampiamente inerte di fronte a un sistema che sembra favorire l’illegalità».
Ilaria Sassone fa notare che «non si stanno nemmeno rispettando le tempistiche celeri che la Convenzione dell’Aja sancisce: dalla mia richiesta depositata a marzo 2020, la prima udienza è stata fissata il 27 novembre, a discapito delle sei settimane previste dalla Convenzione». E conclude rivolgendosi a Ursula von der Leyen: «Non posso e non voglio credere che l’onestà e l’osservazione delle leggi portino a tanta ingiustizia. Io da sola non posso farcela: oggi più che mai ho bisogno, anzi ho la necessità di un aiuto e un impegno politico e istituzionale per riportare a casa il mio piccolo».
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