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l’intervista 

I tempi della giustizia «Il vero problema non è la prescrizione Sono i reati minori»

Ambra Prati
I tempi della giustizia «Il vero problema non è la prescrizione Sono i reati minori»

L’avvocato Russo, presidente uscente della Camera Penale «È necessario intervenire sulla durata dei processi»

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REGGIO EMILIA. «L’improcedibilità? È un istituto nuovo, e diverso dalla prescrizione, che suscita qualche interrogativo. A mio avviso il problema non è la prescrizione, ma i troppi reati bagatellari che ingolfano le aule di giustizia e che si potrebbero trattare con strumenti diversi da quelli del processo penale». Così l’avvocato Angelo Russo, presidente uscente della Camera Penale di Reggio Emilia (appena sostituito dall’avvocato Luigi Scarcella), si esprime sulla riforma della giustizia che l’Europa ci impone indicando il miraggio del processo rapido.

Una riforma, quella del ministro Marta Cartabia, che è tutta in salita nonostante i tentativi di accelerare. La prescrizione divide da sempre.

Ci voleva l’UE per costringerci a rivedere il meccanismo?

«A nessuno piace l’estinzione del reato per prescrizione perché significa che il sistema giudiziario ha fallito; però non è neppure accettabile che una persona rimanga a processo ad libitum. Sulla prescrizione aleggiano poi troppi luoghi comuni. La vulgata vuole che gli avvocati puntino sempre alla dilazione per arrivare alla prescrizione: invece i numeri dicono che circa nel 50% dei casi la prescrizione scatta nella fase di indagini preliminari, quindi in una fase nella quale il difensore non gioca alcun ruolo».

Non ravvede il pericolo di barattare la prescrizione con l’improcedibilità? Cambia l’etichetta, resta la sostanza?

«L’improcedibilità è prevista come una causa che, trascorso un determinato lasso di tempo dopo la sentenza di primo grado, impedirebbe al giudice di proseguire oltre nel processo. La norma prevede che se il giudizio di Appello non si conclude in due anni e quello di Cassazione in un anno l’azione penale diventa improcedibile. Diciamo che a differenza della prescrizione, che estingue il reato, nel caso dell’improcedibilità si estingue l’azione penale».

Sono previsti correttivi?

«Sì anzitutto i termini di durata massima possono essere prorogati per alcuni tipi di reato o per giudizi particolarmente complessi. Teniamo conto che già oggi non si prescrivono i reati per i quali può essere applicata la pena dell’ergastolo, mentre per i delitti di criminalità organizzata e per i reati di maggior allarme sociale (come ad esempio i maltrattamenti in famiglia, la violenza sessuale, l'omicidio stradale) i tempi di prescrizione sono raddoppiati. Con la legge in vigore un processo per maltrattamenti in famiglia può durare fino a venticinque anni. Sui riti alternativi si prefigurano ulteriori incentivi. Per l’abbreviato si ipotizza che quando la sentenza di condanna non venga impugnata sia possibile usufruire di una ulteriore riduzione di un sesto della pena: sconto di un terzo più un sesto».

Un modo per disincentivare le impugnazioni che oggi sono a pioggia e automatiche. Non sarebbe stato meglio “punire” chi ricorre sempre, ad esempio se perdi due ricorsi ti raddoppio la pena?

«Sarebbe contrario ai nostri principi costituzionali: l’esercizio di un diritto, com’è quello dell’imputato di impugnare una sentenza, non può essere sanzionato con un aggravio di pena. Il problema della deflazione lo capisco benissimo, ma a mio avviso si affronta in altri modi. Anzitutto rafforzando i riti alternativi. Ad esempio il patteggiamento oggi si può concordare solo se la pena finale si assesta al di sotto dei 5 anni, limite che a mio avviso potrebbe essere tranquillamente innalzato; non c’è ragione per cui un imputato accusato di 50 cessioni di droga non possa patteggiare anche per 100 cessioni. Un altro istituto da implementare è la messa alla prova: l'imputato anziché affrontare il processo chiede di essere sottoposto ad un programma elaborato dall’Ufficio Esecuzione Penale Esterna, che prevede condotte riparatorie nei confronti delle vittime e svolgimento di lavori di pubblica utilità. Oggi vi si può accedere solo una volta e solo per alcune tipologie di reato molto lievi, mentre nella delega è previsto un ampliamento. L’ipotesi di introdurre una disciplina organica della giustizia ripartiva, oggi inesistente, mi vede molto favorevole».

Cosa non ha trovato nel pacchetto della riforma?

«La Ministra della giustizia ha giustamente affermato che il problema da risolvere non è la prescrizione, bensì la durata del processo. Secondo i dati diffusi dal Ministero al 31 dicembre 2020 erano pendenti in Italia più di 1 milione e 600mila processi penali, ai quali vanno aggiunti i procedimenti in fase di indagini preliminari. Scontiamo il fatto di avere una proliferazione i reati (e quindi una serie di processi che si celebrano in tribunale) per condotte di scarsissimo rilievo che ingolfano gli uffici giudiziari: è proprio indispensabile che per una diffamazione commessa in un'assemblea di condominio si debba finire in aula a celebrare un processo? Una efficace riforma della giustizia non può prescindere da una seria depenalizzazione dei reati minori». —

Ambra Prati

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