Gazzetta di Reggio

Reggio

Dopo la sentenza 

Il poliziotto condannato pronto a ricorrere in appello

E.L.T.

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Attenderemo le motivazioni del giudice ma siamo pronti fin d’ora a presentare ricorso in appello». L’avvocato Matteo Marchesini ha pochi dubbi sulla necessità di proseguire in secondo grado l’iter giudiziario che due giorni fa ha visto la condanna del suo assistito a un anno e undici mesi, pena sospesa. Si tratta del poliziotto assistente capo della questura di Reggio, accusato inizialmente di depistaggio e falso insieme ad altri due colleghi: il suo assistente capo che ha patteggiato un anno e dieci mesi (difeso dall’avvocato Alessandro Corsi) e una collega che è stata invece assolta per non aver commesso il fatto. La procura li aveva indagati e fatti rinviare a giudizio perché avrebbero calcato la mano sulle indagini di due pregiudicati dopo una rapina, rendendo non credibile le verifiche e i verbali prodotti. Fatti in parte accertati ma con condanne ridotte rispetto alle richieste della procura, con margine per poter ricorrere in appello per l’assisente capo.

Il poliziotto, infatti, aveva ricevuto una richiesta di pena di due anni e due mesi. La sentenza di primo grado prevede invece una condanna sotto i due anni, con sospensione delle pena che ha portato oltretutto alla decadenza della misura del giudice che lo sospendeva dalla professione di agente di polizia. Già in passato dovrebbe essere anche decaduta la misura similare emessa dal questore Giuseppe Ferrari, aprendo la strada per il rientro del poliziotto, al pari della collega assolta che era già rientrata in questura visto già l’affievolirsi nei mesi passati della sua posizione giudiziaria. A far partire le indagini era stato l’invio alla Procura di una segnalazione sull’operato dei tre poliziotti in merito all’arresto per rapina di due gambiani: Njie Essa (30 anni) e Doudou Momodou Taal (21enne), entrambi già in carcere per altri reati. Proprio i verbali su due rapine – del 17 e del 22 aprile del 2020 – sono considerati dall’accusa non attendibili, almeno in parte. Diversi i falsi (una decina) contestati dai due magistrati Marco Marano e Iacopo Berardi: tra questi i riconoscimenti di due vittime in questura (che sarebbero avvenuti invece a casa delle stesse) o il fatto che una giacca sospetta fosse stata ritrovata addosso all’indagato (mentre era stata recuperata alle ex Reggiane). Accuse in parte ridottesi nella portata durante il processo. Il 21enne Taal si è poi costituito parte civile tramite l’avvocatessa Jenny Loforese e solo nei confronti dell’assistente capo, vedendosi riconoscere due giorni fa una provvisionale di 3mila euro più il pagamento delle spese legali.

Adesso bisognerà attendere i 90 giorni di tempo che si è preso il giudice per l’udienza preliminare Luca Ramponi dopo il giudizio abbreviato, in seguito al quale il poliziotto condannato presenterà l’appello. —

E.L.T.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google