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Navigare, lavoratori in presidio «La proprietà venga al tavolo»

Serana Arbizzi
Il presidio di ieri dei lavoratori davanti allo spaccio della Manifattura Riese
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Il presidio di ieri dei lavoratori davanti allo spaccio della Manifattura Riese

Rio Saliceto, sciopero in vista del nuovo incontro al Mise in programma per lunedì 19 lulgio. I sindacati: «Mettono sulla strada 82 persone per fini speculativi»

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RIO SALICETO. Uno sciopero nella giornata di sabato, rilevante dal punto di vista degli incassi, e un corteo previsto nei prossimi giorni a Rio Saliceto. Spronano la proprietà a sedersi al tavolo di trattativa sindacati e lavoratori che ieri si sono trovati in presidio davanti allo spaccio della Manifettura Riese di via Copernico di Carpi.
L’azienda, nota per la griffe Navigare, è al centro di una pesante vertenza. Dopo l’incontro al Mise del 2 luglio che la proprietà ha nuovamente disertato – fatta salva la presenza del liquidatore senza alcun ulteriore mandato – e in attesa degli ulteriori confronti previsti domani con il Mise ed il 28 luglio con il Ministero del Lavoro, continuano le iniziative sindacali, sollecitate dalle maestranze e da Filcams Cgil, Filtem Cgil e Femca Cisl. L’unica risposta fornita dall’azienda, dopo l’annuncio della chiusura, si è concretizzata con l’apertura della cassa integrazione Covid fino al 31 luglio, data oltre la quale non si sa quale possa essere il destino di un’impresa storica, di un marchio prestigioso e di circa 80 addetti.

Le organizzazioni sindacali, le istituzioni e soprattutto i lavoratori, sono sempre più convinti che dietro questa ventilata chiusura con conseguenti licenziamenti «si nascondano manovre atte esclusivamente a trarre profitto, a danno delle persone colpite e senza minimamente pensare di dare continuità alle attività produttive». Tutto questo nonostante i conti finanziari e le vendite dimostrino che la Manifattura Riese non sia un’azienda da chiudere. «Chiediamo che nei prossimi confronti almeno uno dei due pezzi di proprietà si presenti per parlare seriamente del futuro di quest’azienda – chiede il sindacalista Cgil Filctem Sergio Greco – Azienda che non ha una situazione finanziaria così disastrosa da motivare la chiusura e ha la responsabilità di 80 famiglie in tutta Italia e di un marchio gradito dal mercato». «Speriamo che la proprietà si presenti – aggiunge Stefania Severi, della Rsu – i prossimi incontri saranno molto importanti». Si invoca anche l’intervento della Navi Group del fondatore Massimo Brunetti. «Mettono sulla strada 82 persone e tutto l’indotto per puri fini speculativi», rimarca Roberto Giardiello, Femca Cisl.Il caso approda anche in Regione, con la consigliera Stefania Bondavalli che ha presentato un question-time sul tema.

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