Il ricordo delle vittime di Stava «Tragedia figlia della negligenza»
CASTELLARANO. Ieri il Comune di Castellarano ha ricordato i dieci abitanti di Roteglia morti il 19 luglio 1985 a Stava, nella Val di Fiemme, quando una enorme valanga uccise 268 persone. Rappresentanti delle famiglie, dei Gers – Gruppo Escursionisti Rotegliesi di Stava, delle associazioni locali e il sindaco Giorgio hanno preso parte a un momento Roteglia, fra la Pieve del Pillastrino e il parco Santa Maria dove si trovano le lapidi a memoria delle dieci vittime. «Famiglie spezzate, alcune completamente cancellate. Una tragedia figlia tutt’altro che del solo fato, quanto più della negligenza e della sottovalutazione di un pericolo reale. A distanza di 36 anni è più che mai vivo il ricordo di una delle più gradi tragedie “ambientali” del nostro Paese», sottolinea oggi Zanni.
Alle 12.22 del 19 luglio 1985 il paese di Stava venne sommerso da 180mila metri cubi di fango dopo la rottura degli argini dei bacini di decantazione della miniera di Prestavel. Il mare terroso travolse l’intero abitato, uccidendo 268 persone. Una distruzione completa della frazione del comune di Tesero che costò la vita anche a sedici reggiani, fra cui dieci abitanti di Roteglia, compreso la piccolissima Lucia Lanzi di soli 8 mesi.
Erano Rossella Ruozzi in Lanzi, 28 anni; Lucia Lanzi, 8 mesi; Wilma Prati in Ruozzi, 56 anni; Lidia Ori in Lanzi, 25 anni; Matteo Lanzi, 4 anni; Renzo Lanzi, 66 anni; Giacomino Tosi, 47 anni; Fausto Bondioli, 39 anni; Valentino Palladini 47 anni; Adriano Tonelli, 43 anni. E rimasero schiacciati anche altri sei reggiani, Giorgio Panisi, 8 anni, di Fabbrico; Alda Mariotti in Panisi, 44 anni, di Fabbrico; Andrea Ruggeri, 60 anni di Cadelbosco Sopra; Luigi Romano Terenziani, 41 anni, e Romana Grisanti, 37 anni, di Villa Cella; Rinaldo Grisanti, 75 anni di Bibbiano. —
Adr.Ar.
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