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I ricordi 

Il sindaco Vecchi: «La sua canonica era una Casa della Carità»

Cantergiani, capogruppo Pd: «Era sempre attento alla vita politica e sociale della città e una domanda non mancava mai: cosa fate per chi soffre?»

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REGGIO EMILIA. Lutto nella chiesa reggiana ma non solo. La morte di monsignor Eleutero Agostini ha scosso anche le istituzioni civili. «È indimenticabile – questo il ricordo del sindaco Luca Vecchi – la figura solida e sobria di don Eleuterio Agostini, i suoi occhi limpidi, la voce profonda e affabile, pronta a essere rivolta a chiunque lo avvicinasse. Era facile, negli ultimi anni, trovarlo dopo le 9 di sera della domenica, alla tavola dei Poveri della Casa della Carità della Beata Vergine della Ghiara, in via Rosselli, per una cena frugale di ritorno da una messa celebrata in qualche chiesa della Diocesi. Era la Casa della Carità che don Eleuterio - amico fraterno e collaboratore di don Mario Prandi, per lui un modello - aveva voluto per tutte le parrocchie di Reggio Emilia, per tutti i cristiani, i non credenti o i discepoli di altre confessioni, perché quel Pane dei Poveri doveva essere spezzato il più possibile con tutti, per andare incontro a tutti, per essere conosciuto da tutti. Quella è la Casa che lo ha ospitato negli ultimi tempi della sua vita e in cui ci ha lasciati. Autentico “risultato” del Concilio Vaticano II, diceva con semplicità - e traduceva con il suo comportamento e nella Liturgia - che la Chiesa senza i Poveri non può essere Chiesa». E ancora: «Desidero ricordare di don Eleuterio l’incarico di parroco di Sant’Alberto, da lui ricoperto per più di 30 anni, vissuto in maniera ascetica: viveva di niente e condivideva tutto quello che arrivava con chi non aveva niente. La sua canonica era di fatto una Casa della Carità: ospitava chi usciva dal vicino ospedale psichiatrico San Lazzaro e non aveva nessuno; fu tra i primi ad accogliere migranti, senza tetto e senza parole di conforto. Don Eleuterio, il povero, ci lascia un patrimonio spirituale e civile inestimabile. Alla sua città ora il compito di moltiplicarlo». A ricordare monsignor Eleuterio è anche Gigliola Venturini, segretaria provinciale del Pd. «Dopo la scomparsa di Don Romano Zanni, ci lascia un’altra figura significativa non solo per la Diocesi di Reggio Emilia Guastalla, ma per l’intera città. Perché questo ha rappresentato Don Eleuterio Agostini, parroco che ha saputo essere punto di riferimento per tutti, non solo per coloro che frequentavano la Parrocchia di Sant’Alberto. Gli ultimi avevano casa qui».

Una spiritualità umanissima e una testimonianza concreta capace di parlare non solo ai credenti. Sempre attento al sociale e a tutto ciò che riguardava l’impegno in politica come ricorda il Capogruppo del Pd Gianluca Cantergiani: «Non mancavano mai momenti di confronto sulla vita politica e sociale della città. Sempre attento, pronto a informarsi e confrontarsi con una domanda che non mancava mai: “Cosa fate per chi soffre?”. Una domanda e un monito che ci impegna quotidianamente nel nostro agire politico». —

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