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Chiesa in lutto 

Morto monsignor Eleuterio Agostini decano della diocesi: aveva 97 anni

Morto monsignor Eleuterio Agostini decano della diocesi: aveva 97 anni

Sacerdote dotato di notevole cultura e spessore umano, guidò per oltre trent’anni Sant’Alberto In parrocchia ospitò nomadi e immigrati. Negli anni Settanta fu prete operaio in una fabbrica 

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REGGIO EMILIA. Diocesi in lutto per la morte a 97 anni di monsignor Eleuterio Agostini. Il sacerdote è morto alle 5 di ieri mattina nella Casa della Carità “Beata Vergine della Ghiara” in via Fratelli Rosselli a Reggio Emilia. Don Eleuterio era il sacerdote più anziano del presbiterio diocesano: era nato il 12 ottobre 1923 da Emma Miglioli e Pietro Agostini a Castelnovo Monti e aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 29 giugno 1947 dal vescovo Beniamino Socche. Sacerdote umile, operoso, dotato di notevole cultura e di grande spessore umano, monsignor Agostini era conosciuto e amato da tantissimi reggiani che ne hanno apprezzato il carattere gioviale, i modi schietti e le prediche incisive. L’incontro con don Mario Prandi e con la famiglia delle Case della Carità ne fecero un profondo conoscitore dell’uomo e della fragilità.

Dopo aver frequentato le scuole elementari a Castelnovo Monti, dal 1935 al 1940 Agostini proseguì gli studi nel Seminario di Marola. «Non sono entrato in Seminario perché mi è venuta la vocazione – raccontava don Eleuterio al settimanale La Libertà nell’ottobre 2013 in una intervista rilasciata in occasione del 90esimo compleanno – ma mi è venuta la vocazione perché sono entrato in Seminario». Successivamente il giovane seminarista si trasferì nel Seminario maggiore di Albinea fino all’ordinazione presbiterale. A causa della seconda guerra mondiale, però, il Seminario di Albinea fu chiuso dal 1943 al 1945. Don Eleuterio, chierico teologo in tonaca, proseguì gli studi come poteva insieme ai compagni Canovi e Giansoldati accompagnati da don Antonio Ugoletti, arciprete di Castelnovo Monti. «Ci richiamarono il 16 agosto 1945» ricordava don Eleuterio a La Libertà. «Ci accolsero sul loggiato del Duomo, a Reggio. Il rettore Garimberti era morto durante quei mesi, ma c’era il vicerettore, don Willam Gregori, che fece l’appello: c’eravamo tutti!». Nel corso del secondo conflitto mondiale il giovane Eleuterio rischiò di essere ucciso. Ricorda sempre lui stesso: «Era l’estate 1944. Per poter celebrare il funerale di una zia ero andato dall’ufficiale della Wehrmacht di stanza a Castelnovo: mi trattenne a lungo interessandosi ai miei studi. Qualche giorno dopo il funerale, arrivò a Castelnovo il gruppo delle SS che solo quarantott’ore prima aveva fatto la strage alla Bettola. Venne fatto il rastrellamento, che sconvolse completamente il movimento partigiano: paesi come Villa Minozzo e altri borghi furono messi a fuoco. Così fummo arrestati io, l’arciprete e un suo nipote, Nando Ugoletti, e ci dissero che in base alla legge del taglione saremmo stati fucilati il giorno seguente. Quando l’indomani ci fecero scendere nel cortile delle scuole, c’era pure quell’ufficiale della Wehrmacht con cui avevo conferito. Resto convinto che ci abbia salvati lui. Purtroppo solo in seguito sapemmo che quattro uomini di Rosano vennero fucilati in luogo nostro al cimitero».

Dopo l’ordinazione don Eleuterio venne inviato ad Albinea come vicario cooperatore per insegnare latino, storia e filosofia in Seminario. Nel 1955 fu nominato direttore dell’Istituto Artigianelli (fino al 1956) e lasciò l’incarico di vicario ad Albinea mantenendo invece (fino al 1968) la cattedra di insegnante al Seminario maggiore che nel frattempo (nel 1954) si era trasferito nel nuovo stabile di viale Timavo a Reggio Emilia. Dal 1955 al 1962 don Agostini è stato assistente diocesano della Giac (Gioventù Italiana di Azione Cattolica) e dal 1962 al 1966 pro delegato dell’Azione Cattolica. In quegli anni don Eleuterio risiedeva in Seminario a Reggio ma la sua seconda casa era diventata la nascente Casa della Carità di San Girolamo in città. Dal 1966 al 1971 è stato assistente diocesano delle Acli e segretario del Consiglio Presbiterale. Negli anni 1972 - 1975 fu prete operaio in una fabbrica di motofalciatrici. «L’intuizione di fondo – disse il sacerdote – era cogliere il cambiamento epocale: non più il prete o il parroco inteso come un’autorità calata dall’alto, ma in un contesto di secolarizzazione come un uomo che rientra nella società dal basso. In fabbrica mi sono trovato bene: qualche confratello inizialmente mi aveva tolto il saluto, poi le cose si sono aggiustate».

Don Eleuterio partecipò al Sinodo diocesano e fu componente del comitato istituito per la visita di Giovanni Paolo II alla Diocesi. Nominato vicario urbano, don Agostini diede grande impluso alle celebrazioni del quarto centenario del primo miracolo della Madonna di Reggio e fu fautore della costruzione della Casa della Carità cittadina intitolata proprio alla Beata Vergine della Ghiara. Nel 1975 a don Eleuterio venne nominato parroco di Sant’Alberto di Gerusalemme in città, comunità che ha accompagnato come parroco fino al 2009, quando si è completata l’unità pastorale con Ospizio e di San Maurizio. Don Eleuterio aprì sempre la casa parrocchiale di Sant’Alberto all’accoglienza: dapprima ospitò un piccolo campo nomadi, poi alcuni immigrati.

La salma di don Eleuterio è visitabile nella chiesa parrocchiale di Sant’Alberto. Il funerale è fissato per domani alle 10 in cattedrale. La messa, presieduta dal vescovo Camisasca , sarà trasmessa dal Centro diocesano Comunicazioni sociali e si potrà seguire sul canale YouTube La Libertà Tv e in tv su Teletricolore (canale 10). —

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