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l’attacco di Rec e cobas 

«Il protocollo comunale a tutela dei riders è copiato dal nostro»

«Il protocollo comunale a tutela dei riders è copiato dal nostro»

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reggio emilia. Il protocollo d’intesa fra Comune di Reggio Emilia e sindacati per tutelare i riders? È un «falso d’autore». La critica arriva dal gruppo Rec (Reggio Emilia in Comune), che attacca: «Il testo imita la mozione popolare che abbiamo scritto con Adl Cobas e Riders union Reggio Emilia. Nell’arte, per distinguere un originale da una copia d’autore spesso serve lo sforzo di esperti, l’uso di moderne tecnologie e tanta dedizione da parte degli addetti ai lavori. A Reggio invece, per distinguere l’originale dal falso serve poco».

Da una parte, prosegue il movimento, «abbiamo il testo della nostra mozione popolare. Frutto di mesi di incontri tra lavoratori e lavoratrici che hanno sviluppato una coscienza di classe in strada, guardandosi nello specchio della fatica e sofferenza dei propri colleghi e colleghe. Lavoratori che hanno deciso di rifiutare intermediari precostituiti ed hanno deciso di unirsi nella Riders union e di trovare collaborazioni per la loro lotta in Rec e Adl Cobas». Dall’altra «abbiamo questo protocollo pro riders, firmato dall’amministrazione e i tre sindacati confederali, che oltre ad aver scopiazzato le nostre proposte ha ben poca sostanza. Non è infatti un caso che i riders abbiano – tra le altre cose – immediatamente criticato la scelta del Comune di individuare il caffè Reggio come luogo dove i lavoratori possano usufruire dei servizi richiesti». Una scelta che non risponderebbe «alle necessità logistiche del loro lavoro, ma appare unicamente il tentativo di rivitalizzare dei luoghi della città che rappresentano il fallimento delle politiche sociali di questa Amministrazione».

Critico anche il sindacato Adl Cobas, che fa notare: «L’accordo viene casualmente siglato a tre giorni dalla nostra consegna di oltre 500 firme per la mozione popolare. Tutto questo mentre oltre a lavorare ed essere sfruttati, i riders reggiani da quattro mesi non vengono ricevuti dal sindaco o assessore». L’accordo, dunque, «sembra una mossa politica, scritto dalla politica, per la politica e per le esigenze della politica: quelle di apparire come attenti ai bisogni degli ultimi piuttosto che di prestare veramente l’orecchio alle richieste di aiuto dei lodati “eroi” della pandemia». —

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