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in vista del processo 

L’associazione donne marocchine pronta a costituirsi parte civile

Alessandro Cagossi
L’associazione donne marocchine pronta a costituirsi parte civile

Lo fecero anche per il femminicidio di Rachida a Brescello «Con noi non passano le attenuanti religiose e culturali»

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Alessandro Cagossi

NOVELLARA. L’Associazione della Comunità Marocchina in Italia delle Donne (Acmid), che si occupa di difesa dei diritti delle donne, annuncia che si costituirà parte civile quando si arriverà al processo sul caso di Saman Abbas. L’attenzione sul caso Saman si sposta già alla fase processuale, che si svilupperà – se quanto raccolto in fase di indagini preliminari verrà confermato – nei prossimi mesi.

L’associazione

L’avvocato Loredana Gemelli del Foro di Torino ha reso noto di aver già depositato la richiesta di costituzione di parte civile per conto di Acmid, organizzazione senza scopo di lucro nata nel 1997 che persegue finalità di utilità sociale atte ad affermare i principi della pace e della cooperazione internazionale, dei diritti umani, della libertà di espressione, dell’accesso all’informazione e alla cultura, della giustizia, della solidarietà e il superamento dell’emarginazione di tutte le donne immigrate, non solo marocchine.

Acmid è nata nel 1997 con l’obiettivo iniziale di sviluppare l’amicizia tra donne marocchine ed italiane e le relazioni culturali e sociali tra Italia e Marocco, attraverso il sostegno delle donne marocchine residenti in Italia. L’organizzazione, che ha la sede centrale a Roma, con il corso degli anni ha poi espanso la sua mission, diventando un punto di riferimento per tutte le donne immigrate. La presidente di Acmid è Souad Sbai, originaria del Marocco. Ex deputata, giornalista e attivista in favore delle donne islamiche, commenta: «Non è la prima volta che ci costituiamo in parte civile su questi crimini in famiglia, come nel Reggiano per il delitto di Rachida Rida, 35 anni, marocchina, uccisa dal marito connazionale a Sorbolo Levante di Brescello nel novembre del 2011 perché era troppo integrata con la cultura occidentale e pare volesse avvicinarsi al cattolicesimo». «Chiariamo subito – prosegue Sbai – che dietro alle nostre battaglie non c’è un’operazione di lucro: pur dichiarandoci parte lesa, noi ci costituiamo sempre parte civile in maniera simbolica, chiedendo solamente un euro di risarcimento. Ma nel concreto, da quando interveniamo nei processi, i giudici nell’emettere le loro condanne per i carnefici non fanno più appello alle attenuanti religiose e culturali, come facevano una volta, per cui le pene non vengono più accorciate a sei o sette anni di reclusione, come nel passato, ma rimangono effettive nella loro piena interezza, raggiungendo anche i 30 anni. Presentarsi come parte lesa è importante, spero che le istituzioni (Comune e Ministero per le pari opportunità) facciano la stessa cosa, altrimenti Saman muore due volte».

L’avvocatessa

Loredana Gemelli, avvocatessa penalista del foro di Torino, attiva sul fronte dei diritti civili e dell’antimafia, grazie al suo impegno umano e professionale ha ottenuto in tribunale alcune sentenze che hanno fatto giurisprudenza.

Nel 2006 difende Giuseppe Tempini, fidanzato convivente di Hina Salem, ragazza pakistana assassinata dalla famiglia in provincia di Brescia per aver scelto di vivere liberamente. Il suo corpo fu ritrovato seppellito nell’orto, dopo essere stata sgozzata dal padre. Durante il processo, l’avvocatessa Gemelli ha ottenuto – per la prima volta nella storia giurisprudenziale italiana – la costituzione di parte civile del fidanzato, in quanto persona danneggiata dall’omicidio della fidanzata, circostanza mai ammessa prima in caso convivenza “more uxorio”, senza matrimonio. Negli ultimi anni sta anche difendendo Souad Sbai dopo che l’ex parlamentare Pdl e militante della Lega ha ricevuto ripetute minacce di morte. —

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