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la testimonianza 

Commossa in aula la figlia della Primula Nera «Penso alla vittime»

Commossa in aula la figlia della Primula Nera «Penso alla vittime»

Silvia Bonini racconta la scelta di cambiare cognome «Credo sia giusto  dare testimonianza» I magistrati la ringraziano

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REGGIO EMILIA. «Visto che mi trovo in questo processo, mi sento di voler dire a tutti che è stata una mia decisione testimoniare, perché questa vicenda ha scombussolato la mia vita». Si rivolge così alla Corte d'Assise Silvia Bonini, figlia di Paolo Bellini, la Primula Nera ed ex Avanguardia Nazionale imputato per concorso nella strage di Bologna.

Con la voce commossa, ha spiegato alla Corte di aver deciso di cambiare cognome una ventina di anni fa, prendendo quello della madre, e di aver completamente troncato i rapporti con il padre. All’epoca della strage, Silvia aveva appena nove anni. E ieri ha spiegato di non ricordare nulla del giorno dell’attentato, nemmeno del viaggio in auto da Rimini al Passo del Tonale con i genitori, il fratello Guido (che aveva un anno) e la cugina Daniela. Con la voce rotta dall’emozione, ha detto però di ritenere «giusto dare testimonianza per una cosa così grave, soprattutto perché penso alle vittime», e di auspicare che «tutte le testimonianze possano fare luce per tutte le vittime. Al di là di quello che sarà l’esito di questa cosa, nonostante sia figlia di Paolo Bellini, vado a testa alta perché ho avuto una vita completamente diversa». E anche se «per la mia famiglia è stata una grande sofferenza», ha concluso, «mi sono sentita davvero di venire: era più facile non rispondere, ma io ho una coscienza, perché siamo tutti toccati da questa cosa». Silvia Bonini ha spiegato tutte le difficoltà che ha incontrato nella vita essendo figlia della Primula Nera. E, indicando in Paolo Bellini il padre biologico, ha affermato di considerare come padre il nonno materno, Tullio Bonini, storico titolare del ristorante Il Capriolo.

«Come magistrato italiano la ringrazio molto», le parole della Procura Generale a commento della deposizione. Si è invece avvalsa della facoltà di non rispondere Daniela Bellini, che come la cugina Silvia aveva nove anni il 2 agosto 1980. In fase di indagine, aveva dichiarato di non ricordare nulla di quella giornata. L’ex cognato Michele Bonini ha confermato che il 2 agosto la madre Eglia Rinaldi – che aveva accompagnato Maurizia Bonini, ex moglie di Bellini, a Rimini, da dove poi i due partirono per il Tonale – tornò a Torre Pedrera per pranzare con la famiglia tardi, intorno alle 13.30. Affermazione che contribuisce a smontare l’alibi di Bellini, che collocò la partenza dalla città romagnola intorno alle 9. Controversa la deposizione di Marina Bonini, vedova di Guido Bellini (fratello di Paolo), che dopo aver detto, in fase di indagine, di non ricordare come e con chi sua figlia Daniela raggiunse il Tonale ha detto di aver accompagnato la figlia, la mattina del 2 agosto, a Scandiano o a Pratissolo, e di averla affidata a Paolo Bellini. Alle contestazioni dei procuratori, che hanno a più riprese sottolineato questa incongruenza, Bonini ha spiegato di essere andata in confusione al momento dell’interrogatorio perché «mi sono sentita inquisita». —

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