Il carabiniere rischia una condanna fino a 10 anni: «Si è venduto per due lire»
Nell’ordinanza di conclusione delle indagini si parla anche di «sistematica concessione di favori» da parte dell’appuntato
«Si è venduto per due lire». È quanto scrive, nero su bianco, il Gup Luca Ramponi (che peraltro ha negato l’arresto, chiesto dai pm Giacomo Forte e Iacopo Berardi, per l’appuntato scelto) nell’ordinanza di conclusione delle indagini preliminari a carico del carabiniere di 53 anni, in servizio in una stazione della Val d’Enza, presunto corrotto: avrebbe eseguito un falso sopralluogo e redatto due verbali di fantasia, su un furto inesistente in una ditta di ricambi auto di Montecchio finalizzato a frodare l’assicurazione di 30mila euro, in cambio di 500 euro. Il carabiniere rischia una condanna da tre a dieci anni.
Per questa vicenda risalente al febbraio scorso i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Reggio Emilia, insieme ai colleghi della Compagnia, lunedì scorso hanno notificato l’avviso ai fratelli Nicola Arabia, 36 anni residente a Bibbiano, e Giuseppe Arabia, 32 anni residente a Reggio Emilia, al loro prestanome campano di 59 anni residente a Montecchio e al carabiniere. Tutti e quattro devono rispondere dei reati di concorso in simulazione di reato e corruzione, con responsabilità di diverso peso: al carabiniere è contestata l’aggravante dell’aver «commesso il fatto con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio», mentre altre aggravanti sono previste per i corruttori. I fratelli sono detenuti (il maggiore Nicola nel carcere di Crotone, dove si trovava in vacanza, il minore Giuseppe alla Pulce di Reggio Emilia), il campano prestanome è indagato a piede libero mentre l’appuntato di 53 anni è stato colpito dalla misura interdettiva della sospensione dal servizio per un anno. Il 53enne è accusato pure di falsità ideologia in atti pubblici per avere falsificato la compilazione di attività di servizio, insieme ad altri due carabinieri di 39 e 41 anni (quest’ultimo sospeso per nove mesi), con i quali talvolta era in pattuglia insieme ma estranei al filone principale.
«Un quadro di corruzione sistemica», «una sistematica concessione di favori e utilità», «una vera e propria messa a disposizione del carabiniere operante sul territorio» che, con la sua «complicità attiva», non solo hanno concorso alla maxitruffa assicurativa ma si è anche prestato più volte a far sì che i fratelli crotonesi potessero «eludere controlli da parte di altre forze di polizia o indurre le vittime dei reati a non sporgere querela di fronte alle protervia degli indagati». Tra gli esempi finiti agli atti un episodio del 2020, quando Nicola Arabia litigò con un tizio che aveva parcheggiato davanti alla sua vetrina e lo picchiò. «Per coprire la cosa (cioè per evitare che l’aggredito sporgesse denuncia) Nicola chiamò l’appuntato». In un’altra occasione i vigili del fuoco di Montecchio volevano controllare il capannone della ditta: «Una dipendente chiamò Nicola, il quale avvisò il carabiniere e lui mi disse che in questo modo era riuscito ad evitare il controllo». Secondo il giudice gli indagati «hanno ottenuto la disponibilità del militare dell’Arma, che si è prestato a una vendita della propria funzione, oltre che a una vendita di specifici atti funzionali». Peraltro un do ut des «a prezzo di saldo, visto che per redigere dati falsi si accontentava di 500 euro e dell’uso di vetture senza corrispettivo». —
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