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favorevoli e contrari 

«Il Green pass obbligatorio ucciderà le discoteche»

L. G.
«Il Green pass obbligatorio ucciderà le discoteche»

Fipe sulle barricate contro un’eventuale norma: «Così non lavoreremmo più» Più disponibili i “Ristoratori responsabili”: «Uno strumento utile da valorizzare»

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reggio emilia. Favorevoli al cento per cento nessuno. C’è chi lo tollererebbe come misura di contrasto alla pandemia, sperando così di evitare chiusure più drastiche in autunno, e chi invece di “Green pass” proprio non ne vuol sentir parlare.

L’ipotesi dell’introduzione obbligatoria della certificazione verde per accedere a determinati tipi di servizi o attività come ristoranti, discoteche o mezzi pubblici - sul modello varato dalla Francia pochi giorni fa - sta tenendo bando nelle discussioni interne ai gestori e alle associazioni di categoria.

Del tutto contrarie, ad esempio, le discoteche rappresentate dalla Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi associati a Confcommercio: «Sarebbe una decisione assurda – esordisce il presidente provinciale, Fabio Zambelli, titolare del Sali&Tabacchi – che non ci permetterebbe più di lavorare considerando che la maggior parte dei nostri clienti sono i giovani, proprio la fascia di popolazione che al momento ha le percentuali minori di vaccinati. Senza considerare i problemi pratici».

Per Zambelli, infatti, «verremmo deputati a un controllo che non spetta a noi fare. Attualmente stiamo lavorando ai tavoli con il Governo facendo presenti le nostre esigenze ma le incognite sono ancora diverse. Ad esempio, su quali indici pandemici si dovrà ragionare, se sul numero dei contagiati o sul numero delle ospedalizzazioni. Sta di fatto che se fosse introdotta l’obbligatorietà del Green pass, per le discoteche diventerebbe impossibile restare aperte: è impensabile che un imprenditore si possa assumere responsabilità di questo tipo».

Più aperti, invece, i ristoratori reggiani raccolti sotto il nome di “Ristoratori responsabili”. A parlare per loro due dei “fondatori”, Federico Riccò del Bottega 39 e Paolo Croci dell’Osteria chilometro zero: «La priorità è trovare soluzioni certe al dramma della pandemia e la certificazione verde è un ottimo strumento che va valorizzato e utilizzato. In che modo lo dovrà decidere la sanità pubblica ma per quanto ci riguarda accetteremo le scelte che verranno prese di buon grado».

Anche se, ribadiscono, «i ristoranti si sono già dimostrati luoghi più che sicuri. Ci sono i distanziamenti, i controlli, le norme sanitarie da rispettare e abbiamo già dimostrato di essere a bassissimo rischio per quanto riguarda la diffusione del Covid. Ciò non toglie che, viste le varianti e una situazione di difficoltà a livello europeo, il Green pass è una tutela in più».

Qualche perplessità, invece, sc’è ulle modalità di applicazione di un eventuale obbligo: «Diventerà difficile gestire la cosa senza delle procedure chiare – concludono – e in passato spesso abbiamo navigato a vista. Ancora è tutto in divenire ma speriamo che ci vengano date indicazioni precise, altrimenti si rischia di creare delle reticenze nei clienti. Da parte nostra, comunque, siamo pronti a fare tutto il necessario per restare aperti». —

L. G.

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