L’imputato esce fuori, la difesa «Ha cambiato vita da tempo»
REGGIO EMILIA. Poco prima della deposizione di Maurizia Bonini, ex moglie di Paolo Bellini, la Corte d’Assise del Tribunale di Bologna, impegnata nel processo mandanti sulla strage del 2 agosto, ha annunciato che la nipote della Primula Nera, Daniela Bellini, ovvero figlia del fratello di Paolo, Guido, ha chiesto di essere ascoltata prima a causa di un malore. La Procura Generale di Bologna ha obiettato, preferendo seguire l’ordine di convocazione, valutando l’ipotesi al massimo di ascoltarla dopo la deposizione di Maurizia Bonini. Così non è stato. E la nipote Daniela è stata ascoltata come quarta dei cinque testimoni. All’epoca della strage aveva nove anni, ha sempre detto di non ricordare niente del 2 agosto 1980 e si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
Ma è stata la richiesta di un’audizione protetta per Maurizia Bonini a surriscaldare l’udienza di ieri. La difesa di Bellini ha chiesto che la richiesta venisse discussa, con la Procura Generale e le parti civili che hanno dato parere favorevole considerando la deposizione delicatissima alla luce del profilo criminale di Bellini. «Le intercettazioni le abbiamo lette, emergono preoccupazioni nell’ambito familiare - hanno spiegato dalla Procura Generale – La forza emotiva di questa situazione in relazione alla vulnerabilità della personalità della signora Bonini chiamata a deporre e la personalità dell’imputato impongono la massima cautela».
Alla richiesta si è invece fermamente opposta la difesa della Primula Nera, sostenendo che Bellini ha ormai cambiato vita da ventidue anni, considerandolo ora estraneo al mondo criminale, ricordando la sua collaborazione con la giustizia e parlando apertamente di una sua «conversione». Parole che non hanno convinto la corte presieduta da Francesco Caruso, che hanno optato per la deposizione protetta innescando la reazione di Bellini che ha deciso di uscire dall’aula. —
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