«La notorietà social fomenta questi meccanismi perversi»
reggio emilia. «Il disagio giovanile, che a mio avviso era preesistente alla pandemia, ha una pluralità di cause. Le soluzioni non possono che essere multidisciplinari, con questa avvertenza: poiché nell’adolescenza l’accettazione sociale è il motore di ogni azione, in positivo e in negativo, finché i video e i post sui social assicureranno migliaia di like e un’effimera notorietà si continuerà ad alimentare un meccanismo perverso». Punta il dito sulle dinamiche dei giovani nativi digitali Loris Vezzani, professore ordinario di Psicologia sociale di Unimore. L’esperto interviene sul boom di episodi violenti commessi da giovanissimi che nel fine settimana affollano chiassosamente il centro storico, aggredendo i coetanei o scatenando risse.
Cosa sta accadendo a Reggio Emilia?
«Anzitutto il riconoscimento, da parte delle autorità locali, che la devianza giovanile è un’emergenza sociale è un presupposto indispensabile. A Reggio è stato riconosciuta la necessità di affrontare un fenomeno così specifico: è un primo passo non scontato, un motivo di vanto».
Cosa si intende per devianza giovanile?
«Si intende una serie di comportamenti non comunemente accettati, non in linea con le norme sociali prevalenti o addirittura, nei casi più gravi registrati dalla cronaca, contrari alla legge. I preadolescenti e gli adolescenti possono non avere una percezione esatta della legalità. E a maggior ragione è doveroso intervenire».
Il lockdown è il principale imputato?
«A mio avviso le baby gang esistevano prima e non scompariranno con l’esaurirsi del Covid. La pandemia è andata a rafforzare tendenze già manifeste e ha trovato terreno fertile tra i più fragili. E quando parlo di fragilità l’accezione è volutamente la più ampia possibile: economica, sociale e psicologica».
C’è chi punta il dito contro i social network.
«Non criminalizzerei i social, che hanno avuto pure un ruolo positivo durante il lockdown. Purtroppo però l’altra faccia della medaglia dei social, che agiscono da amplificatore, è che in assenza di incontri fisici gli adolescenti hanno “spostato” la loro fame di approvazione e visibilità sulle piattaforme online. Non a caso si sono moltiplicati gli episodi di ragazzi che si danno appuntamento allo scopo di postare la loro discutibile impresa su Instagram o su Tik Tok: così pensano di essere “forti”, di diventare gli idoli dei loro coetanei. Se tu giri un video e ti ritrovi tremila like è un rinforzo, se nessuno guarda quel video viene a mancare l’approvazione sociale e vengono a cadere le motivazioni per girare quel video. Personalmente sono favorevole a una tolleranza zero su certi tipi di atteggiamenti: ad esempio circolare armati non può essere tollerato». —
Am. P.
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