Gazzetta di Reggio

Reggio

l’allarme di un padre 

«Si sentono impunibili e se provi a reagire fai una fine peggiore»

Am. P.
«Si sentono impunibili e se provi a reagire fai una fine peggiore»

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REGGIO EMILIA. «Ogni volta che mio figlio esce temo che possa subire un’aggressione, come è già accaduto, e che possa finire suo malgrado nei guai». A parlare è uno stimato professionista reggiano di 54 anni, che preferisce rimanere anonimo per non mettere in imbarazzo la prole. L’ultimo episodio che ha riguardato il figlio minore, di 15 anni, è accaduto la settimana scorsa.

«Mio figlio era con alcuni amici in centro quando, in via don Andreoli, è stato avvicinato da un altro gruppo di ragazzi più grandi, non saprei dire se maggiorenni o no, che senza proferire parola sono passati direttamente ai fatti: hanno strappato le catenine al collo di diversi di loro. Mio figlio ha avvertito lo strappo, ma quando gli aggressori si sono accorti che non era metallo prezioso hanno lasciato il maltolto per terra. A un suo amico mingherlino la gang ha cercato di rubare la catena d’oro, un ricordo familiare al quale il ragazzo teneva particolarmente».

Ma a quel punto «gli amici, solidarizzando, sono intervenuti in sua difesa ed è stato determinante il frapporsi di uno di loro, che praticando rugby con la sua prestanza fisica ha spaventato gli aggressori. Queste gang capiscono solo la legge del più forte. In contemporanea un altro amico ha chiamato il 113, ma quando le Volanti sono intervenute sul posto i malintenzionati si erano volatilizzati». Non è la prima volta che capita un episodio del genere. «Da genitore vedo un quadro generale disastroso: i nostri figli escono la sera con il timore di incontrare bande di ragazzetti, più o meno organizzati, i quali utilizzando come arma principale la sopraffazione cercano di estorcere soldi, cellulari, magliette firmate, scarpe alla moda».

Il giovedì sera ad Albinea è la serata peggiore. «È diventata una giungla: scatta la caccia ai “bravi ragazzi” con l’ultimo modello di cellulare. Le due ordinanze del Comune di Albinea (Comune che non a caso è stato interdetto ai due protagonisti dell’ultima rissa in una gelateria cittadina, ndr), emesse per ragioni di ordine pubblico, dovrebbero impressionare l’opinione pubblica: significa che la situazione è fuori controllo».

Il 54enne ha vietato al figlio di recarsi ad Albinea, ma il problema è rimasto. «In città è critico il fine settimana, soprattutto il sabato sera. I motivi? Credo che il lockdown abbia influito, insieme alla volontà di rivalsa di chi è meno fortunato dal punto di vista economico. Non potendosi permettere certi oggetti i baby bulli se li prendono con la forza, sapendo che spesso rimangono impuniti. E se la vittima reagisce rischia di andare incontro a conseguenze peggiori».

Su questa piaga il papà si è consultato con altri genitori. «Raccomando a mio figlio di stare in gruppo, di aiutarsi a vicenda, di evitare situazioni a rischio. Più facile a dirsi che a farsi. Le discussioni in famiglia si sono moltiplicate perché, quando lo metto in guardia, lui risponde con fastidio e reclama la libertà di uscire con gli amici. Pur essendo un uomo sereno su questo tema mi sto interrogando: come avrei reagito io a quell’età se mi fossi trovato di fronte a sopraffazioni di questo tipo? Forse non sarei stato così calmo come i ragazzi di oggi. La verità è che noi genitori siamo impotenti: più che raccomandarci non possiamo fare. Abbiamo bisogno che le autorità siano capillarmente presenti, anche se mi rendo conto che non sempre è possibile». —

Am. P.

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