Strage, l’ex moglie incastra Bellini «C’è Paolo in quel filmato»
Maurizia Bonini in aula riconosce l’ex marito e incrina l’alibi Audizione protetta, la Primula Nera decide di uscire dall’aula
Evaristo Sparvieri
REGGIO EMILIA. «È Paolo, è Paolo, perché ha una fossetta qua, ha i capelli più indietro ma è comunque lui, nella foto del telegiornale lo riconosco ancora meglio». E poi, sull’orario dell’alibi: «Quell’orario è sbagliato, Paolo è arrivato più tardi». Sono le 10.52. E Maurizia Bonini, ex moglie della Primula Nera Reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, entra nell’aula del tribunale di Bologna dove è in corso il processo mandanti sulla strage del 2 agosto 1980 e dove è stata chiamata nelle vesti di testimone. È qui, davanti alla Corte d’Assise, che riconosce di nuovo Bellini nel volto estrapolato dal Super 8 girato in stazione dal turista tedesco Harold Polzer la mattina del 2 agosto 1980, una delle principali prove dell’accusa.
L’ACCUSA
È il processo nel quale l’ex marito, Paolo Bellini – che si è sempre proclamato innocente – è accusato di essere il quinto uomo della strage, l’attentato più efferato della storia delle Repubblica, che ha causato 85 morti e oltre 200 feriti. Per la Procura generale di Bologna – rappresentata dai magistrati Umberto Palma e Nicola Proto, e dall’avvocato generale, Alberto Candi – la Primula Nera agì in concorso con i Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (condannati in via definitiva) e con Gilberto Cavallini (condannato in primo grado all’ergastolo). E l’ex moglie della Primula Nera, al pari di altri familiari chiamati a testimoniare (ad eccezione di Marina Bonini, madre di Daniela e moglie di Guido, fratello defunto nel 1982 di Paolo Bellini, nonché lontana cugina della stessa Maurizia Bonini), chiede di essere ascoltata dietro un paravento, per motivi di sicurezza. Una circostanza che innesca subito le schermaglie fra accusa e difesa, prima della decisione della Corte d’Assise presieduta da Francesco Caruso, che accorda l’audizione protetta. La decisione scatena la reazione dello stesso Bellini, che decide spontaneamente di uscire dall’aula per la deposizione dell’ex moglie polemizzando con la scelta della Corte, nonostante Caruso lo inviti a rimanere in aula. «Allora io esco dall’aula durante gli interrogatorio dei miei famigliari – afferma Bellini – così non ci sono problemi come con Vallorani. Esco, me ne vado io, però i miei legali hanno il diritto di potere vedere dove guarda il teste e il resto. Io esco e siamo a posto. Rinuncio».
L’ALIBI
Dall’accusa di aver partecipato alla strage Bellini era stato prosciolto il 28 aprile 1992: un proscioglimento revocato nel maggio 2019, che era stato stabilito sulla base di un alibi – la partenza di Bellini prima verso la Romagna e poi da Torre Pedrera al Passo del Tonale – che per i giudici conteneva comunque «un residuo risvolto di fragilità» e «l’esistenza di un margine di dubbio», considerato all’epoca «superato e ininfluente». Un alibi che venne fornito anche dalla stessa ex moglie, poi incrinato nel novembre e nell’agosto 2019 dalle recenti dichiarazioni di quest’ultima davanti alla magistratura bolognese con le nuove indagini.
IL VIDEO
Dichiarazioni confermate con forza ieri in aula da Maurizia Bonini in un’udienza ad altissima tensione, dove più volte la difesa di Bellini – rappresentata dagli avvocati Antonio Capitella e Manfredo Fiormonti – ha cercato di mettere in difficoltà la testimone circa il suo cambiamento di versione, gli orari e le circostanze che farebbero crollare l’alibi e i dettagli che l’ex moglie della Primula Nera non ha ricordato in aula, dove le è stato di nuovo mostrato il video in Super8. L’ex moglie ha riconosciuto l’ex marito, in una deposizione determinata – a tratti con la voce rotta dalla commozione – di fronte alle contestazioni della difesa della Primula Nera, ricostruendo anche il clima familiare degli anni 80, quando Bellini era latitante con la falsa identità brasiliana di Roberto Da Silva. «Ho detto una bugia, ma lui ha ingannato tutti, non potevo immaginare che fosse lì in quella situazione, e Daniela (nipote di Paolo Bellini, che era in auto con lui nel tragitto verso Rimini, ndr) c’era, dovete chiedere a lui dove ha messo la bambina, e anche se è arrivato in ritardo». Negli anni ’80, l’ex moglie disse che il 2 agosto 1980 Bellini l’aveva raggiunta a Rimini intorno alle 9 del mattino: «Non potevo immaginare che fosse lì in quella situazione». Senza contare, aggiunge, che all’epoca Bellini «non aveva ancora fatto la carriera criminale» di cui fu protagonista negli anni successivi.
«Ma aveva già ucciso Alceste Campanile nel 1975», le ricorda il presidente della Corte, Francesco Caruso, a cui però Bonini replica che nel 1980 non sapeva che fosse stato lui a commettere quell’omicidio.
Durante l’udienza, Maurizia Bonini ha parlato di una «vita parallela» dell’ex marito di cui non era pienamente al corrente e ha spiegato che a dirle di indicare l’orario degli alibi agli inquirenti dell’epoca fu il padre di Paolo, Aldo Bellini, confermando che in realtà l’ex marito arrivò in Romagna molto più tardi, pur non ricordando esattamente a che ora.
Secondo la testimonianza dell’ex moglie, Aldo Bellini le disse di dire il falso orario per stare sul sicuro: «Arrivò tardi», ha detto Maurizia Bonini, ricordando anche l’apprensione degli altri familiari presenti a Torre Pedrera.
Era stata sua madre, Eglia Rinaldi, infatti ad accompagnarla da Torre Pedrera al delfinario di Rimini per incontrare Bellini e partire per il Tonale. E secondo la testimonianza di ieri, i familiari rividero Eglia Rinaldi di ritorno all’albergo di Torre Pedrera solo verso ora di pranzo, destando preoccupazione. «Mio fratello ha pensato che si fosse fermata a guardare i negozi».
Il padre aldo
Sempre sulla figura di Aldo Bellini, l’ex moglie della Primula Nera ha descritto anche il timore che incuteva in famiglia, a tal punto che Aldo Bellini è stato indicato come l’ideatore di una separazione fittizia fra lo stesso Bellini e l’ex moglie: «Sembrava il padreterno in casa». Durante la deposizione ha riferito una frequentazione anche prima della strage fra Aldo Bellini e l’ex procuratore di Bologna, Ugo Sisti, alla Mucciatella, entrambi deceduti, che all’indomani dell’attentato furono sorpresi proprio nell’albergo della famiglia di Bellini durante una perquisizione.
Confermando quanto riferito negli interrogatori in fase di indagini, l’ex moglie ha accenato anche ai rapporti della famiglia Bellini con Luigi Corradi, con l’ex senatore Msi Franco Mariani (zio di Corradi), all’incontro in centro a Reggio della Primula Nera con l’ex procuratore di Reggio Elio Bevilacqua (indicato come un massone) e al telegramma che Bellini inviò a Francesco Cossiga: «“Sarai sempre il mio Presidente”». —
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