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Baby gang, la Prefettura «Intervenire sulla rabbia»

Baby gang, la Prefettura «Intervenire sulla rabbia»

Al via un nuovo progetto istituzionale per contrastare il dilagante fenomeno Fra le azioni in campo l’analisi dei fattori di rischio e degli indicatori di disagio

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REGGIO EMILIA. «In un contesto sociale caratterizzato da elevata multiculturalità come quello della provincia di Reggio Emilia, recenti episodi di violenza che hanno coinvolto giovani di origine straniera nel capoluogo reggiano impongono alla Prefettura una riflessione sugli adolescenti». Così dalla Prefettura di Reggio intervengono sul tema della violenza giovanile, che desta sempre più allarme. Dalla Prefettura hanno quindi organizzato un progetto istituzionale, con lo scopo di «prevenire la marginalità sociale dei giovani immigrati, favorire la partecipazione istituzionale delle comunità migranti e delle comunità religiose del territorio e rafforzare l’azione di mediazione sociale delle istituzioni».

Il nome del processo è “Strategie interculturali per costruire coesione sociale”, ed è stato presentato al presidente della Provincia, Giorgio Zanni, e ai sindaci reggiani. Fra le azioni messe in campo, l’analisi dei fattori di rischio e degli indicatori di disagio relativi a tutti i giovani residenti sul territorio della provincia e la mappatura delle iniziative già in essere.

Il progetto, guidato dalla Prefettura, coinvolge, come partner, l’Università, il Centro Mondinsieme e la Fondazione E35, e nasce dall’esigenza «di affrontare la tanto complessa quanto fondamentale sfida dell’integrazione dei migranti, specie quelli di seconda generazione, che un territorio vivace e dinamico come quello reggiano pone all’attenzione delle istituzioni in generale e della Prefettura in particolare».

E ancora: «Il Prefetto, oggi molto più di ieri, deve saper “leggere” nel profondo della realtà territoriale e cogliere tempestivamente le tendenze, i fermenti, i conflitti che la attraversano». Ma, aggiungono dalla Prefettura, «per decidere bisogna conoscere e quindi solo da una comprensione approfondita del territorio è possibile far pervenire al centro le informazioni utili per adottare decisioni avvedute e mirate alle esigenze».

Sugli episodi di violenza giovanile, dalla Prefettura parlano di «ragazzi che sentono l’esigenza di aggregarsi in gruppi per cercare protezione o un’alternativa all’ambiente familiare di riferimento e per i quali il bisogno di sfogare le frustrazioni e la rabbia repressa, attraverso atti violenti e aggressivi verso cose o persone». Un atteggiamento che «si trasforma in una spinta a delinquere», con un fenomeno «acuito, poi, negli ultimi mesi in concomitanza con l’emergenza pandemica; la chiusura di scuole, palestre, associazioni culturali e religiose ha fatto venire meno ogni punto di riferimento e ha spinto questi giovani, per noia o mossi dal desiderio di farsi notare attraverso atti vandalici, ad uscire allo scoperto». Reggio Emilia «è contraddistinto da una pluralità di iniziative che vedono la collaborazione e il coinvolgimento di attori pubblici e della società civile per la promozione del dialogo interculturale». Eppure «si è ravvisata la necessità di una comprensione più profonda dei fattori di criticità che l’attuale crisi fa emergere con maggiore evidenza, di una verifica della efficacia e di una messa a sistema delle iniziative in essere e di una più attiva partecipazione di tutti gli attori, incluse le comunità migranti, alla definizione di una più incisiva strategia per prevenire il conflitto sociale e promuovere la convivenza pacifica».

Di qui il progetto per «promuovere un approccio integrato nella governance del fenomeno migratorio sul territorio, rafforzando le reti esistenti e assicurando il coinvolgimento di tutti gli attori rilevanti, nel rispetto dei ruoli e delle competenze di ciascuno».

Nel corso della riunione, il presidente della Provincia e i sindaci, «accogliendo con entusiasmo la progettualità illustrata, ne hanno condiviso lo spirito e gli intenti, e hanno assicurato massima collaborazione». —

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