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«Bellini? L’ex moglie ha polverizzato l’alibi»

«Bellini? L’ex moglie ha polverizzato l’alibi»

Bolognesi, presidente dell’associazione vittime del 2 agosto «È crollato un altro muro e la verità sta ora sta affiorando»

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REGGIO EMILIA. «Forse il giorno più importante da quando sono iniziate le udienze. La verità sta riaffiorando». Così il presidente delle vittime della strage del 2 agosto, Paolo Bolognesi, commenta in un un’intervista a Repubblica la testimonianza resa mercoledì in aula da Maurizia Bonini, l’ex moglie della Primula Nera ed ex Avanguardia nazionale, Paolo Bellini, riconosciuto durante un’audizione protetta nel video in Super8 girato la mattina del 2 agosto 1980 dal turista tedesco Harold Polzer.

Una testimonianza che ha fatto vacillare l’alibi di Bellini, che si è sempre proclamato estraneo alla strage, per la quale è imputato nel processo mandanti in concorso con i Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (condannati in via definitiva) e con Gilberto Cavallini (condannato in primo grado all’ergastolo). «Si dimostra quello che come parti civili abbiamo sempre sostenuto – aggiunge Bolognesi – ossia che Bellini il giorno dell’attentato era alla stazione. Il riconoscimento mette un sigillo a questa nostra indicazione. Non bisogna dimenticare che quel filmato era sepolto tra migliaia di documenti e che sono stati i nostri avvocati a trovare quella che ora è una prova decisiva».

Per Bolognesi, «Bellini ha sempre negato di trovarsi a Bologna al momento dell’esplosione. Bene, prendiamo atto che è stato smentito e che ha farlo è stato la donna che allora gli viveva accanto. Bonini ha però fatto molto di più». Il riferimento è alla caduta dell’alibi, grazie al quale era stato prosciolto nel 1992 prima della revoca del proscioglimento ottenuto con le nuove indagini. «Durante il primo processo Bellini si era salvato dalle accuse proprio grazie a quell’alibi. L’ex moglie in aula lo ha polverizzato spiegando che era falso, ma soprattutto, che era stato costruito ad arte su suggerimento del padre, un altro convinto neofascista, per proteggere il figlio e depistare le indagini. Direi che un altro muro è definitivamente crollato e che la verità è sempre più vicina».

Mercoledì in aula, fra i testimoni c’era anche la figlia di Bellini, Silvia Bonini, che ha scelto di cambiare cognome prendendo quello del nonno materno, indicando nel nonno Tullio Bonini (storico gestore del Capriolo) il suo “vero” padre, a discapito del padre biologico, ovvero Paolo Bellini. Una testimonianza toccante, con il pensiero rivolto alle vittime.

«Non le nascondo che sono rimasto colpito e commosso – commenta Bolognesi – Ho molto apprezzato e capisco che non deve essere facile per la figlia dell’uomo che rischia di essere condannato all’ergastolo per la strage che ha ucciso 85 persone e ne ha ferite più di 200 dire quelle parole in aula. Come familiari ci siamo sentiti meno soli dopo quel che ha detto riconoscendo il lavoro che svolgiamo da anni per arrivare alla verità sul 2 agosto. La ringrazio per aver chiesto verità e giustizia per le vittime, credo che abbia mostrato una grande umanità. La sua non deve essere stata una vita semplice se pensiamo che è arrivata al punto di cambiare cognome assumendo come proprio quello del nonno materno. È una donna coraggiosa che merita rispetto». —

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