Cgil e Legacoop contro l’obbligo del Green pass per i dipendenti
Dura la reazione del sindacato: «Un’assurda provocazione» L’associazione delle cooperative: «Preferiamo convincere»
Leonardo Grilli
reggio emilia. Cambiare mansione o sospendere un dipendente che non sia in possesso della certificazione verde? La risposta, per la Cgil di Reggio Emilia e Legacoop dell’Emilia-Romagna, è un rifiuto categorico.
Sia la Camera del lavoro di via Roma che l’associazione regionale delle cooperative bocciano l’ipotesi avanzata da Confindustria e che da giorni tiene banco nelle discussioni fra parti sociali, istituzioni e industriali. Il progetto – su cui per ora Unindustria Reggio Emilia preferisce non esporsi – è contenuto in una email interna inviata dal direttore generale di Confindustria, Francesca Mariotti, ai direttori del sistema industriale.
E prevede, in sintesi, l’obbligatorietà di possedere il Green pass per accedere al luogo di lavoro «a tutela dei dipendenti», pena il trasferimento a un’altra mansione o la sospensione e un conseguente impatto sulla retribuzione. L’esibizione del certificato, si legge nel testo, «dovrebbe rientrare tra gli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede su cui poggia il rapporto di lavoro».
l’attacco della cgil
A usare parole di fuoco è Christian Sesena, segretario generale della Cgil reggiana: «Si sta creando ulteriore conflittualità e tensione quando, nei luoghi di lavoro, ce n’è già abbastanza. Dalla crisi allo sblocco dei licenziamenti, fino agli infortuni sempre più frequenti. Non decide Confindustria i criteri per cui una persona possa accedere al luogo di lavoro o debba essere sospesa, non decide Confindustria se si possa estendere al non essere vaccinati la violazione dell’obbligo di fedeltà presente nei contratti nazionali. La loro è un’assurda provocazione».
Anche perché, prosegue il sindacalista, le priorità di cui «dovrebbe occuparsi» l’associazione degli industriali sono altre: «Il tema è cruciale ma non compete a loro. Ciò su cui invece devono intervenire è una ripartenza contrassegnata da costanti infortuni sul lavoro, anche nella nostra provincia. Aziende che pur di produrre profitto sacrificano la tutela dei loro dipendenti, fatta da procedure e oneri a carico dell’impresa».
Ed è anche di questo tema, conclude Sesena, che «stiamo discutendo assieme a Cisl, Uil, Comune, Provincia e associazioni. L’obiettivo è creare un tavolo di confronto permanente che ci consenta di monitorare l’andamento delle situazioni generalizzate di crisi, sostenere i posti di lavoro e ragionare dell’occupazione che verrà».
Il parere di legacoop
Più moderato, ma non per questo meno netto, il presidente di Legacoop Emilia-Romagna, Giovanni Monti. Il cui pensiero si potrebbe riassumere in una frase: «All’autorità preferiamo l’autorevolezza». Che, tradotto, vuol dire niente obblighi sul Green pass.
«Crediamo sia meglio – spiega – puntare su un’opera di convincimento dei nostri soci e dei nostri dipendenti affinché a settembre siano tutti vaccinati al 99,9 per cento. Abbiamo creato anche uno slogan, “il buon cooperatore si vaccina per sé e per la sua comunità”. Abbiamo messo in piedi e stiamo rafforzando iniziative di informazione interne ad hoc per favorire l’aumento del numero dei vaccinati e, in diversi territori fra cui l’Emilia, abbiamo creato degli hub aziendali che hanno aiutato anche la campagna pubblica».
E i risultati si sono visti, con oltre il 95 per cento dei lavoratori impegnati nelle Cra o negli asili coperti dal vaccino anti-Covid.
«D’altronde non stiamo chiedendo di fare cose strane – prosegue Monti – e nel frattempo aspettiamo che il Governo adotti le sue misure. La Costituzione prevede che degli eventuali obblighi debbano passare per una legge varata dal Parlamento».
Certo è che «il maggiore elemento di preoccupazione, adesso, è che gli eventi possano fermarsi nuovamente creando danni a tutti. Meno vincoli per tutti ma quelli che ci sono devono essere rispettato, il timore di un altro lockdown è altissimo».
Anche perché metterebbe in ginocchio un’economia cooperativa che invece sta ripartendo: «Se non ci saranno altre novità in negativo - conclude – contiamo, in Emilia-Romagna, di tornare a fatturare i 44 miliardi pre-pandemia entro il 2023. Forse anche di più». —
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