Effetto Green pass a Reggio Emilia, picco di richieste per avere vaccinazioni e tamponi
L’aumento dopo la conferenza stampa di Draghi. Reprimenda dell’Ausl ai troppi irresponsabili: «Non mentite sui contatti»
REGGIO EMILIA. La decisione di imporre la certificazione verde per accedere a determinate aree o servizi ha già avuto un primo effetto positivo: l’aumento delle richieste di vaccini o tamponi. Anche in provincia di Reggio Emilia, dopo l’annuncio di Mario Draghi in conferenza stampa, si è registrato un consistente incremento di prenotazioni e appuntamenti.
Un aumento iniziato già a inizio settimana quando è iniziata a circolare l’ipotesi – poi diventata realtà – di introdurre la certificazione obbligatoria anche in Italia. Da lunedì, in provincia di Reggio Emilia, sono state ben 6.537 le richieste di prenotazione per il vaccino. Trend confermato anche nel resto dell’Emilia-Romagna: in poco più di quattro giorni sono stte quasi 80mila le nuove prenotazioni, 14.499 dalla fascia di età 12-19 e 4.745 dai 60-69enni, due delle categorie con numeri ancora relativamente bassi. Un tocco di colore in un quadro generale ancora a tinte fosche.
«Non nascondiamo – ha spiegato ieri in conferenza stampa la direttrice generale dell’Ausl di Reggio Emilia, Cristina Marchesi – una forte preoccupazione per l’andamento del contagio. Lo avevamo previsto e purtroppo siamo stati dei veggenti precisi. In estate non eravamo abituati a questi numeri e contavamo che non ci fossero a luglio e, invece, ci troviamo in questa situazione»
Anche se l’impatto sulle ospedalizzazioni non è ancora rilevante, infatti, «avere molto positivi vuol dire comunque una grande pressione sulla sanità pubblica, oltre al fatto che il migliaio di persone attualmente in isolamento o quarantena pesano sul contesto sociale».
Un altro problema, già anticipato alla Gazzetta da Emanuela Bedeschi, direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl, è poi quello dei “bugiardi di comodo”.
«L’età media dei nuovi positivi è molto bassa – spiega la dottoressa – e si tratta spesso di giovani e giovanissimi con sintomi, per fortuna non rilevanti. Ragazzi che hanno svolto attività assieme, amici delle vacanze, gruppi che hanno guardato la Nazionale di calcio. Tuttavia continuiamo a segnalare la difficoltà che riscontriamo nelle indagini per il tracciamento. Spesso non troviamo la collaborazione delle persone che non vogliono sospendere le attività estive per la quarantena, oppure ci imbattiamo in altre che negano di aver avuto contatti stretti con un contagiato. Siamo in contatto con i colleghi della Romagna e molti dei nostri focolai si sono originati lì, fra i lidi di Rimini e Riccione».
Infine a Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero, il consueto compito di analisi dei contagi, dell’andamento della pandemia e della situazione dei ricoveri in ospedale. «Abbiamo registrato un consistente incremento di positivi – spiega Mazzi – con una variante Delta presente ormai nel 90% dei casi. Dal 9 al 15 luglio la media di contagiati era di uno al giorno, nell’ultima settimana è salita a 55 (47 nella giornata di ieri, ndr). Numeri che ci riportano alla prima decade di maggio, quando però il trend era in discesa». Ancor più impietoso il confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, quando la media di positivi era di sette al giorno.
A confortare sono però i numeri degli ospedali: «La media degli accessi al pronto soccorso è passata da 431 a 399 al giorno, il che vuol dire che l’incremento non sta impattando nell’aumento dei ricoveri. Siamo passati da 1,8 positivi ricoverati al giorno a 1,7. E ovviamente non serve che specifichi che la quasi totalità dei nuovi contagiati in ospedale non è vaccinata».
Dure – e a ragione – le parole di Mazzi verso alcune persone annebbiate dalle follie no-vax e responsabili di comportamenti indegni e vergognosi dentro l’ospedale: «Segnalo con rammarico la pretesa di diversi visitatori a entrare nei reparti per vedere i loro congiunti senza rilasciare l’auto-dichiarazione. Vessano gli operatori con insistenza, arrivando persino alle minacce e aggressioni verbali. Questo è inaccettabile, siamo stati felici di riaprire ai visitatori ma se vogliamo tutelare i pazienti che fondamentale che chi non è vaccinato non entri dentro lo strutture. Chi invoca la libertà di non vaccinarsi rischia di limitare il ritorno alla normalità o comprometterla a capito di tutti».
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