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I ricordi 

La figlia: «Sono orgogliosa di chiamarmi come l’attrice»

D.A.

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Reggio Emilia. Agata e Ava. La moglie e la figlia. Sono state loro a volere ricordare Athos, a due anni dalla scomparsa, svelando quell’atto eroico che merita di essere messo accanto alle tante “gesta” compiute prima e dopo la guerra.

Agata, quando ha conosciuto suo marito?

«L’ho conosciuto nel 1952 e ci siamo sposati nel 1955 quando è iniziata anche la nostra avventura africana. Nel 1957, a Stanleiville in Congo Belga, è nata la nostra prima figlia Ava».

Ci racconti qualche episodio della militanza partigiana di Athos.

«Athos ha lasciato le Reggiane e si è trasferito in montagna dove ha vissuto alla macchia, combattendo. Tom, questo il suo nome di battaglia, non si è mai risparmiato, è sempre stato disponibile ad aiutare gli altri, e questo suo carattere lo ha accompagnato per tutta la vita».

Dopo la guerra Athos andò in Africa. Lo seguì anche lei?

«Io lo raggiunsi dopo il matrimonio che avvenne nel 1955. Quando compì l'eroico gesto del salvataggio della controfigura di Ava Gardner io non c’ero ma me lo raccontò lui. Mi disse che per questo gesto salì agli onori della cronaca e tutta la troupe lo festeggiò».

Non per niente avete chiamato la vostra primogenita Ava.

«Avevamo deciso assieme ovviamente di mettere nome Ava a nostra figlia. Era una promessa che lui aveva manifestato dopo il salvataggio e assieme l’abbiamo voluta mantenere».

Ma cosa ne pensa la figlia Ava di essere stata battezzata con questo nome non proprio comune?

Ava, lei ha preso il nome dell'attrice Ava Gardner la cui controfigura fu salvata da suo padre, quel gesto la rende orgogliosa e il nome le piace?

«Sicuramente è inusuale ancora oggi e per quei tempi non era proprio concepibile. Mi hanno raccontato i miei genitori che fecero molto fatica a convincere il parroco che mi battezzò. Quel nome non era considerato conforme alla religione cattolica. Io ne vado fiera e non mi ha mai creato problemi, anche quando imperversava la pubblicità del detersivo... Ava come lava.

Lei è nata in Africa e precisamente nel 1957. Quanti anni vi ha vissuto?

«Tre anni. Ero piccola e mi ricordo assai poco, ma so che ero felice».

Sarà orgoglioso di suo padre... e non solo per quel salvataggio eroico che le valse il nome Ava.

«Ovviamente io come figlia, ma anche l’intera famiglia a partire dal nipote Alberto, siamo fieri e orgogliosi di un padre, marito, nonno, così “grande”. L'onestà morale e intellettuale, il rispetto, l'altruismo, il coraggio e la forza di ricominciare sempre e di non mollare mai sono l'eredità più grande che abbiamo ricevuto e che non dimenticheremo mai». —

D.A.

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