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Saman, il fidanzato interrogato dal giudice: «Spero sia viva, forse è sotto sequestro»

Enrico Lorenzo Tidona
Saman, il fidanzato interrogato dal giudice: «Spero sia viva, forse è sotto sequestro»

Saqib Ayub si commuove fuori dall’aula: «Ho ricevuto altre minacce». Dubbi dei difensori dei famigliari sulla credibilità

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NOVELLARA. «L’hanno cercata ovunque in quei campi e non l’hanno trovata. Per questo la mia speranza è che Saman sia ancora viva. Forse è tenuta da qualche parte sotto sequestro». In aula Saqib Ayub è apparso lucido nei ricordi e determinato nel respingere chi gli contesta di non essere credibile. Fuori dall’aula si è commosso alle lacrime nel ricordo della sua ragazza, la 18enne pakistana Saman Abbas, che da mesi non si trova più e che per la procura di Reggio è stata uccisa dai cugini con l’avallo dei genitori per essersi ribellata.

«Volevano farla sposare a un cugino e non volevano farla studiare» ha raccontato il ragazzo, che dopo settimane passate a concedere interviste è stato sentito ieri per ben tre ore durante l’incidente probatorio al quale è stato sottoposto su richiesta del sostituto procuratore Laura Galli. Il 21enne è infatti testimone dei patimenti sofferti dalla ragazza scomparsa da Novellara. Ayub ha risposto alle domande del gip Luca Ramponi e della procura che contesta l’omicidio premeditato a cinque indagati: Shabbar Abbas e sua moglie Nazia Shaheen, genitori di Saman, lo zio e i due cugini.

NUOVE MINACCE

Un’udienza necessaria per fissare come prova le dichiarazioni del ragazzo, sul quale non sono mancate forti perplessità da parte degli avvocati difensori degli indagati.

Ha ripercorso in aula le tappe della sua relazione amorosa con Saman. Un rapporto segnato dai racconti della ragazza che viveva la famiglia come una prigione, che si era sentita in trappola anche quando fu messa in comunità, dove fu collocata per scappare al matrimonio forzato voluto dai parenti. Poi aveva trovato l’amore in Ayub. «Anche una decina di giorni fa ho ricevuto altri messaggi con minacce e abbiamo fatto denuncia» racconta il giovane all’uscita dall’udienza, supportato dal suo avvocato, Claudio Falleti e da Muhammad Zafran, un mediatore che lo segue ormai da tempo per districarsi tra patimenti e interviste. «Nei messaggi mi hanno scritto parolacce e di scappare il più lontano possibile», rileva il testimone, che pensa si tratti di parenti di Saman. «Non abbiamo le prove che sia il padre di Saman o qualcuno della famiglia a minacciarlo – sottolinea l’avvocato Falleti – Usano dei profili falsi per attaccarlo. Potrebbe essere anche qualche mitomane. Noi abbiamo consegnato tutti i messaggi agli inquirenti ai quali abbiamo chiesto di investigare perché vogliamo arrivare ad una conclusione». «Non ho paura perché Saman non c’è. Non me ne frega niente della mia vita perché ad essere importante è solo Saman» ha detto il giovane testimone.

LA SPERANZA

Anche quando Saman era con lui – in un rapporto per buona parte coltivato via chat su Tik Tok – erano state diverse le minacce della famiglia Abbas giunte ad Ayub e alla sua famiglia affinché lasciasse la figlia, promessa ad un cugino in patria per un matrimonio combinato. Il ragazzo riceve anche un sostegno a livello psicologico dopo una crollo nervoso avvenuto i giorni scorsi nella sua abitazione in centro Italia.

«È intervenuto il 118 e lo hanno portato in ospedale dove è rimasto ricoverato due giorni» racconta il suo mediatore.

LE CONTESTAZIONI

Dentro in aula c’è stata tensione, come si coglie all’uscita dall’interrogatorio. «È stato l’esame di testimone abbastanza caldo e acceso. Abbiamo fatto diverse contestazioni, ma non possiamo entrare nel merito» ha dichiarato Domenico Noris Bucchi insieme a Luigi Scarcella, avvocati difensori di Ikram Ijaz, il 28enne cugino della ragazza, l’unico degli indagati arrestato e che ha presenziato in video collegamento all’udienza, rilasciando poi dichiarazioni spontanee. La coerenza del racconto, secondo i difensori degli indagati, sarebbe infatti venuta meno quando Auyb ha negato di aver avuto diverbi con il fratello di Saman, cioè con l’altro testimone chiave dell’inchiesta. Non solo: avrebbe anche ridotto le colpe del padre Shabbar, sul quale si era invece sempre soffermato, tirando in mezzo ieri gli altri indagati, solitamente più defilati nelle sue interviste. «Il fidanzato di Saman ha fatto un racconto lunghissimo, è stato ben preparato. Ha aggiunto tante cose nuove, dobbiamo guardare bene gli atti» ha assicurato Lalla Gherpelli, avvocato difensore di Danish Hasnain, lo zio latitante della 18enne pachistana, ritenuto l’esecutore materiale del presunto omicidio premeditato.

LE INDAGINI

All’indice ci sarebbero quindi diverse contraddizioni. «Il fratello di Saman aveva dichiarato nell’incidente probatorio di aver ricevuto offese dal fidanzato, anche rispetto ai propri familiari. Ma oggi il ragazzo ha negato. C’è da verificare l’attendibilità di entrambi» ha detto Gherpelli. «Siamo di fronte a un ragazzo che conosce 100 vocaboli, che ha subito un trauma, che ha vissuto due mesi sotto pressione costante, con una fidanzata che sparisce da un giorno all’altro e forse per mano della sua stessa famiglia. Quindi non possiamo chiedere troppa precisione» lo ha difeso l’avvocato Falleti, che ha annunciato che Ayub si costituirà parte civile all’eventuale processo. «Speriamo invece che le ricerche siano sospese solo perché la procura ha un’altra pista. Siamo fiduciosi, anche perché se dopo due mesi il corpo non è stato rinvenuto certamente è giusto cercare Saman da qualche altra parte» dice Falleti. —

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