«Bellini è a processo ma i veri imputati restano i mandanti»
REGGIO EMILIA. «Bisogna essere molto chiari: il processo è ai mandanti, non a Bellini, Segatel e Catracchia, che ci sono finiti dentro perché le indagini hanno portato anche a loro che sono ancora vivi. Ma se fossero stati vivi Gelli, Ortolani, D'Amato e Tedeschi sarebbero anche loro a processo». Parlando alla Dire, Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, tiene a precisare che, anche se le persone individuate come mandanti e finanziatori dell'attentato non sono in aula perché nel frattempo sono morte, quello attualmente in corso in corte d'assise aBbologna resta comunque un processo a chi ordinò e pagò quella strage. Non a caso, ricorda, «questo processo, come già quello a Gilberto Cavallini, fa emergere collegamenti o vicinanze tra estrema destra e servizi, collegamenti macroscopici e che emergono in maniera eclatante, con più mani e più attori che hanno fatto di tutto per agevolare i terroristi e fare in modo che le indagini languissero o venissero depistate».
A riprova di quanto sostiene, Bolognesi cita anche la testimonianza resa mercoledì dall'ex moglie di Paolo Bellini, Maurizia Bonini, che «lo ha smentito in aula sul falso alibi che gli era stato consegnato e che è stato demolito completamente». Questo, afferma, «configura sicuramente un collegamento di Bellini con quella parte di entità che hanno determinato la strage, e del resto c'è anche un'intercettazione in cui si parla di un aviere che ha portato l'esplosivo, un altro tassello che va ad appesantire la sua situazione». «Occorre che la procura generale sia strutturata in maniera chiara, aumentando la parte requirente per permettere di continuare le indagini e proseguire il processo ai mandanti, che non si esaurisce con la sentenza di primo grado. Bisogna che questo processo – conclude Bolognesi – arrivi in Cassazione e che ci arrivi con dei risultati». —
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