Manifattura Riese La protesta sfila per le strade tra la solidarietà
Lavoratori e sindacati contro chiusura e licenziamenti Sostegno anche dalle Rsu di Goldoni e Coop Alleanza 3.0
RIO SALICETO. «Ribadiamo la richiesta di ritiro della procedura di licenziamento collettivo per raggiungere un accordo sull’utilizzo di tutte le misure alternative ai licenziamenti, tra cui il Patto per il lavoro della regione Emilia-Romagna e l’avviso comune sottoscritto dal governo con Cgil, Cisl, Uil oltre alla proroga del blocco dei licenziamenti per i lavoratori della moda fino al 31 ottobre e il tavolo permanente di crisi del settore».
Questa la posizione delle organizzazioni sindacali in merito alla vicenda della Manifattura Riese. Nonostante la situazione, gli 82 lavoratori dell’azienda che produce il marchio “Navigare”, conosciuto sul mercato da 60 anni, e che rischiano il licenziamento, riescono a manifestare con una punta d’ironia e sarcasmo. Ieri mattina, nel corso dell’ennesimo presidio, a cui sono seguite altre 8 ore di sciopero, le maestranze si sono presentate indossando una t-shirt con la scritta “Naufragare m’è amaro in questo mare” per parafrasare la poesia “L’Infinito” di Giacomo Leopardi. Il “naufragare” è una metafora dello smarrimento, così come sono smarriti i lavoratori e le lavoratrici della storica azienda di Rio Saliceto. Distribuito anche un sarcastico volantino sui fondatori della ditta.
Il concentramento era previsto in via Lodovico 6, sede storica della manifattura Riese. Da qui è partito un corteo per via XXV Aprile fino alla piazza del mercato: sono stati distribuiti volantini per informare la cittadinanza di quanto sta avvenendo.
A rinfoltire il corteo, come gesto di solidarietà anche le Rsu della Goldoni che avevano lottato duramente per mantenere i posti di lavoro, e le rappresentanze degli Ondulati Maranello e della Unifer Navale, anche loro alle prese con una preoccupante crisi. Non sono mancati i cartelli di solidarietà della Whirpool e della Gkn con lo slogan “Non si guarisce licenziando”.
Uno striscione è stato appeso dai sindacalisti della Filctem Cgil della Filcams Cgil di Modena davanti alla villa della famiglia Brunetti, fondatori della Manifattura Riese con scritto: “Socializzare le perdite, privatizzare i profitti. Noi non ci stiamo”. Un altro cartello affisso su un segnale stradale a firma dei rappresentanti di Coop Alleanza 3.0 recitava: “Solidarietà alle lavoratrici e lavoratori di Navigare. Siamo con voi!!!”.
Nel vedere tutto quello spiegamento di bandiere e di gente, il titolare di una ditta poco distante dall’ex sede della Manifattura Riese si era preoccupato che i manifestanti non facessero passare i mezzi di trasporto. Le maestranze in sciopero hanno manifestato pacificamente e senza ostacolare il lavoro dell’altra azienda.
Gli uomini della Digos hanno controllato con discrezione, che tutto procedesse per il meglio. Il corteo è stato agevolato dalla presenza dei carabinieri e dalla polizia locale. Intorno alle 10, il serpentone di bandiere rosse, ha imboccato via XXV aprile, per raggiungere la piazza del mercato.
Sergio Greco, sindacalista della Filctem di Carpi, attraverso un megafono, ha stigmatizzato al grido di «Vergogna! Vergogna!» il comportamento della proprietà della Manifattura Riese che ha disertato tutti gli incontri al Mise «aprendo la procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività mettendo in liquidazione l’azienda solo per fini speculativi, lucrando sulla vendita del marchio e sull’abbattimento dei costi, nonostante i bilanci dell’azienda siano in equilibrio».
Durante il passaggio del corteo, alcuni residenti di via XXV Aprile, sono usciti sui balconi applaudendo.
«Non hanno neppure il coraggio di presentarsi al Mise – ha detto Greco della Filctem Cgil –. La proprietà ha dimostrato una grave mancanza di rispetto verso le istituzioni. Hanno paura di rivelare i loro piani. Chiudere un’azienda sana e licenziare 82 persone solo per una questione di maggiori profitti, per noi è inaccettabile. Noi vogliamo solo che la proprietà garantisca la continuità produttiva e salvaguardi tutti i posti di lavoro, anche in ragione del ruolo sociale dell’impresa». —
Mauro Pinotti
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