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«Via Paradisi? Ho assunto precisi impegni con i residenti»

Ambra Prati
«Via Paradisi? Ho assunto precisi impegni con i residenti»

L’assessore De Franco sulle preoccupazioni degli abitanti  Scilitani: «Dopo le proteste hanno cambiato approccio»

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Il primo intervento residenziale del maxi progetto di riqualificazione della zona stazione – per la quale il Comune ha annunciato di aver ottenuto un finanziamento complessivo di 20,3 milioni dal Ministero delle Infrastrutture su un costo totale di 74 milioni – riguarderà via Paradisi, dove dovranno “spostarsi” ben 390 residenti.

Tutti costoro dovranno lasciare i loro appartamenti: nel caso dei civici 12 (singolo), 14 e 16 (unico stabile marrone prospiciente al cavalcavia) l’immobile sparirà, sarà demolito e sostituito da palazzine più piccole collocate attorno, mentre per i civici 6 (di colore grigio), 8 e 10 (unico stabile marrone) verrà mantenuto il guscio esterno per rifare completamente l’interno. È questo il punto sul quale, nel luglio dell’anno scorso, alcuni residenti di via Paradisi erano insorti poiché dalla presentazione della prima bozza pareva che, in attesa dei nuovi fabbricati, gli occupanti sarebbero stati sloggiati e avrebbero dovuto provvedere in proprio a trovare un alloggio temporaneo. Quadro che ora pare cambiato: secondo le assicurazioni dell’assessore al Diritto alla Casa, Lanfranco De Franco «il sedime degli stabili progettati è leggermente spostato, si potrà procedere alla costruzione del nuovo e in maniera sincronica svuotare l’esistente. Confermo l’impegno che ho assunto con i proprietari residenti che vogliono rimanere lì e che dovranno comunque lasciare l’immobile oggetto di riqualificazione: non saranno costretti ad un “alloggio ponte” e a un doppio trasloco, chi si dovrà trasferire potrà andare direttamente nella soluzione concordata come proprietario di un alloggio in vendita convenzionata».

Alfiere della protesta di un anno fa è stato il regista Alessandro Scillitani (la madre e la sorella abitano in via Paradisi), che giudica il progetto con un “ni”.

«A seguito delle nostre rimostranze soprattutto sulla modalità di approccio c’è stata una presa di coscienza da parte dell’assessore De Franco, che è stato molto disponibile e ha cambiato registro, mentre da parte dell’amministrazione vedo soltanto la soddisfazione per aver portato a casa i fondi. In due assemblee pubbliche online a marzo si è aperto un dialogo e ci è stato presentato il progetto in anteprima rispetto al Ministero. Le persone dovranno comunque spostarsi ma c’è la proposta di costruire prima le palazzine nuove per i residenti che vogliono rimanere, a salvaguardia degli interessi dei residenti, sebbene per chi abita da quarant’anni in una casa il disagio e il dolore saranno inevitabili. Vedo una indiscutibile buona intenzione, bisogna vedere come si tradurrà nei fatti: finché siamo sulla carta è un conto, quando si tratterà di lasciare fisicamente gli appartamenti sarà faticoso e doloroso. Vigileremo sulle modalità».

Alla domanda cosa ne pensa del progetto Scillitani replica: «Rispetto a quello originario il piano è più ampio e ambizioso: le demolizioni serviranno per aprire spazi pubblici (biblioteca, spazio giovani) e non solo, come poteva apparire all’inizio, una sostituzione umana di persone. L’amministrazione ha fatto una scelta radicale: ripartire da zero, con nuovi servizi e verde, creare un ponte con le ex Reggiane e rivoluzioniamo il volto della stazione. È una scelta che io personalmente non avrei fatto; visto che sono autore di documentari su luoghi perduti sono di indole conservativa, tuttavia è una scelta coraggiosa e può essere un’occasione di rinascita. Il che non toglie che per chi in quell’area vive bene sarà sicuramente un terremoto. Se questo stesso progetto riguardasse una zona disabitata non avrei niente da obiettare, ma andare a sovrapporsi a una realtà esistente non sarà semplice né indolore».

L’assessore De Franco, incassando l’apprezzamento dei residenti, ha voluto rassicurare.

«Da cronoprogramma il primo intervento sul residenziale, previsto un anno dopo l’avvio del cantiere, è in via Paradisi, ma non aspettiamoci che i lavori partano domani: serve il decreto del Ministero che trasferisce le risorse, l’adeguamento degli strumenti urbanistici (Pru), la fase di progettazione definitiva ed esecutiva (quello che ha vinto è un progetto preliminare) e in contemporanea l’acquisizione dai proprietari, infine le gare d’appalto e la partenza».

Tradotto: si parla di anni. «L’impegno è di finire in cinque anni, ma dipende da quale sarà il giorno zero. Perciò sottolineo ai residenti: ci sarà tutto il tempo per vedersi, parlarsi, concordare le soluzioni». —

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