«C’è ancora bisogno di chi combatte per i diritti calpestati»
Il benvenuto ai commensali della pastasciutta antifascista da parte di Adelmo Cervi in un videomessaggio su YouTube
gattatico. Sono attese sette-ottocento persone oggi a Casa Cervi – museo e sede dell’istituto realizzato ai Campirossi – sedute sulle pache delle lunghe tavolate allestite per la “pastasciutta antifascista”, una ricorrenza nella quale si ricorda la caduta di Mussolini sancita dal gran consiglio fascista il 25 luglio 1943, non più solo reggiana ma ormai patrimonio dell’Italia intera. La prima pastasciutta collettiva la organizzò la famiglia Cervi per far festa assieme alla tante famiglia di Gattatico, Campegine e Caprara. Ma passeranno solo pochi mesi prima dall’uccisione per rappresaglia dei sette figli di Alcide Cervi e Genoveffa Cocconi, fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 al poligono di tiro di Reggio assieme al compagno di lotta Quarto Camurri.
Il benvenuto alla pastasciutta antifascista quest’anno l’ha dato Adelmo Cervi, figlio del terzogenito dei fratelli Cervi, che all’epoca della strage aveva appena 4 mesi. E lo ha fatto con un videomessaggio su YouTube al quale segue un estratto del docufilm ancora in lavorazione “I miei sette padri” di Liviana Davì.
Adelmo parla dai campi di casa Cervi «dove giocavo e lavoravo da piccolo», dice, e che oggi verranno trasformati nella grande piazza festosa dell’antifascismo. «Bisogna tornare a incontrarci nelle piazze – dice Adelmo – per superare questi momenti difficili provocati dalla pandemia e critici politicamente, perché abbiamo ancora bisogno di chi combatte per i diritti che ci vengono calpestati. Viva chi ha ancora voglia di combattere per i diritti di questo mondo». Nell’estratto del docufilm su Adelmo, da sempre sostenitore della Resistenza e della Costituzione, l’anziano parla dei valori con una bambina davanti a uno schermo di computer. Il nonno Adelmo chiede alla bimba se sa dire qualcosa della giornata nella quale si ricorda la pastasciutta di casa Cervi e se sa chi era Mussolini. «Sfortunatamente lo so – dice la bimba – era il capo dei fascisti ed era brutto e cattivo».
«Per me questa è una ricorrenza – dice Adelmo dal palco – e non una festa. Loro pensavano di festeggiare la caduta del fascio, la fine della guerra e un nuovo mondo che stava per nascere, ma purtroppo non è stato così. La guerra è continuata e hanno dovuto soffrire. La Storia non va come noi pensiamo». —
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