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La furia di Donini contro la follia no-vax: «Fosse per voi i cimiteri sarebbero pieni»

L. G.
La furia di Donini contro la follia no-vax: «Fosse per voi i cimiteri sarebbero pieni»

L’assessore regionale alla Sanità duro contro le manifestazioni. Delusione e rabbia anche fra i medici reggiani: «Non eravamo i vostri eroi?»

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REGGIO EMILIA. Le urla in piazza, assembrati e senza mascherine. I cartelli che equiparano Governo e medici ai nazisti e personale sanitario alle SS, mostrando assurde teorie cospirazioniste sulla pandemia come arma per «controllarci tutti», sulle persone vaccinate che altro non sono se non delle «cavie».

Anche a Reggio Emilia, come in moltissime altre piazze italiane, è andata in scena una nutrita manifestazione del popolo “No Green pass”. Scene che hanno scosso soprattutto per la rabbia e il livore davanti al municipio (nella foto in alto un’immagine scattata e pubblicata da Stefano Salsi) e gli accostamenti, terribili, con periodi tragici e drammatici della storia. Proprio in una città che meglio di tante altre sa cosa vuol dire la Resistenza contro una vera dittatura, la battaglia contro i veri carnefici e assassini. Ma la delusione e la rabbia maggiori l’hanno provata i medici e gli operatori sanitari reggiani, da un anno e mezzo al lavoro senza sosta per combattere la pandemia e salvare quante più vite possibili. O restare accanto ai moribondi, unico conforto di decessi avvenuti in solitudine, lontani dagli affetti familiari.

«Non eravamo gli “eroi della pandemia”? – commentano con rabbia –. Ora siamo diventati dei soldati di regime? Quanta ignoranza occorre per urlare, o peggio, scrivere, delle frasi simili?».

Parole condivise anche da un durissimo sfogo su Facebook dell’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini, che lo scorso anno provò sulla sua pelle gli effetti del Covid. «L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire oppure a far morire – scrive Donini citando le dichiarazioni del presidente del consiglio –. Così il Premier ha detto l’altro giorno senza mezzo giro di parole, come gli è usuale. Ora è chiaro che 2.753.269 persone responsabili di qualunque età (oltre il 68% della popolazione target) che si sono vaccinati almeno con una dose in attesa del richiamo, e 2.145.175 di persone (quasi il 55%) a cui è stato completato il ciclo di immunizzazione, consentono a poche migliaia di persone di poter scendere in piazza a protestare contro la “dittatura sanitaria”».

Anche se, prosegue l’assessore, «quelle stesse manifestazioni e quegli stessi assembramenti sono oggettivamente un evento rischioso per la propagazione del virus. Queste manifestazioni sono possibili perché non siamo in regime di restrizioni, perché non siamo chiusi in casa come lo siamo stati per molti mesi, soprattutto l’anno scorso, mentre nei reparti ospedalieri morivano soffocati e in solitudine decine di migliaia di nostri concittadini a cui il Covid ha tolto la vita. Se fosse stato per questi “campioni di libertà e democrazia” o quelli di loro contrari al vaccino, oggi gli ospedali sarebbero di nuovo pieni, i cimiteri pure». Insomma, sbotta Donini, «ha ragione Draghi senza se e senza ma! Se oggi possiamo “convivere” con la pandemia, almeno per ora, è grazie a chi si è vaccinato e al personale sanitario che ha lavorato senza sosta per diciotto mesi, grazie alla qualità di un sistema che si prende cura di tutti coloro che stanno male. Di tutti. Negazionisti e no-vax compresi, com’è giusto che sia. Anche di chi inneggia alla libertà sventolando una bandiera con la svastica. Perché la salute è un diritto costituzionale e il nostro sistema sanitario è pubblico e universalistico».

Più saranno «le persone responsabili che si vaccineranno nelle prossime settimane – conclude infine l’assessore regionale – meglio potranno stare tutti, anche questi “difensori della libertà” che scendono in piazza perché rimarranno giustamente fuori dallo stadio, da un concerto, da un evento sportivo o culturale, da un ristorante al chiuso, da una piscina e da una palestra e via dicendo. Perché non vorranno sottoporsi alla vaccinazione né tanto meno esibire l’esito negativo di un tampone, a meno che non possano certificare l’avvenuta guarigione dal Coronavirus».

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