Tutti concordi: Nicolini maestro autorevole
Quella di ieri è stata la prima pastasciutta antifascista dopo la morte del comandante partigiano “Diavolo”
CORREGGIO. Nel salone delle feste di via Fazzano, a Correggio, ieri è andata in scena, come ogni anno, la storica pastasciutta antifascista. La tradizione nacque il 25 luglio 1943 quando la famiglia Cervi decise di festeggiare la destituzione di Benito Mussolini come capo del governo, servendo pastasciutta per tutti i cittadini nella piazza del loro paese, Campegine.
Quest’anno, però, per Correggio è un’occasione speciale: oltre al ricordo della caduta, almeno politica, del regime fascista e dell’inizio di questa tradizione popolare, la città ricorda con una commemorazione, il suo partigiano più famoso: Germano Nicolini.
Il comandante Diavolo è morto il 24 ottobre 2020 all’età di 100 anni, quindi il Comune ha deciso di dedicare la pastasciutta antifascista di quest’anno proprio a lui.
Oltre alla sindaca Ilenia Malavasi, hanno portato il loro contributo Massimo Storchi, storico e direttore della rivista Ricerche Storiche di Istoreco; Giuseppe Lini, presidente dell’Anpi di Correggio; Giuliano Ferrari, fotografo. La parola chiave, sulla quale tutti i relatori sono d’accordo per descrivere la figura del partigiano correggese, è quella dell’autorevolezza.
«La persona in sé, unita alle infinite storie di vita che ovviamente poteva raccontare e a questo linguaggio così appropriato, creava quasi una sorta di soggezione», dice Giuseppe Lini, secondo il quale è un vero rammarico il fatto che la statura del personaggio non sia sfociata in un percorso istituzionale più importante di quanto già non avesse avuto, ovvero la carica di sindaco di Correggio.
Un’altra caratteristica importante di Nicolini, ricorda Massimo Storchi (che ha scritto un libro assieme al Diavolo), era la grande voglia di raccontare e raccontarsi, non per vanagloria ma per tenere viva quanto più possibile la memoria nella sua terra, per offrire un esempio ai più giovani.
La stessa terra e gli stessi giovani che lo hanno ascoltato parlare dal palco nel 2015, per poi abbracciarlo collettivamente, come ricorda Giuliano Ferrari, che ha immortalato quei momenti.
I relatori riflettono anche sulla scarsa importanza che il 25 Aprile, giorno della Liberazione, ha in tempi odierni in Italia. «Bisognerebbe educare al 25 Aprile», sostiene Storchi.
Infine, la sindaca Malavasi chiude la commemorazione sottolineando l’importanza della fiducia nelle istituzioni in anni difficili e soprattutto in giorni difficili, alludendo alle proteste in tutta Italia riguardo alla questione del green pass vaccinale.
«L’esempio è offerto ancora una volta dallo stesso Nicolini», ricorda la sindaca, che quando venne investito dalle vicissitudini giudiziarie sul presunto omicidio non scappò in Jugoslavia o altrove, come fecero altri, ma rimase in Italia, fiducioso che le istituzioni avrebbero dimostrato la sua innocenza. —
Giulio Alberti
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