L’appuntato sospeso non parla davanti al giudice
REGGIO EMILIA. Si è avvalso della facoltà di non rispondere il carabiniere di 53 anni, in servizio in una caserma della Val d’Enza e ora sospeso dal lavoro per un anno, accusato di corruzione nell’ambito di un finto furto inscenato da due fratelli cutresi e finalizzato a frodare l’assicurazione. L’indagine è partita nel febbraio scorso, quando una ex socia estromessa dall’azienda di noleggio mezzi dei fratelli Nicola e Giuseppe Arabia, 36 anni e 32 anni, si è rivolta ai carabinieri riferendo della singolare familiarità dei titolari con l’Appuntato e annunciando l’intenzione del trio – i fratelli e il loro prestanome campano di 59 anni – di simulare un colpo nella ditta di ricambi auto; il carabiniere avrebbe falsificato il verbale in cambio di favori (veicoli noleggiati gratis) e di una mazzetta di 500 euro. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia hanno intercettato i protagonisti, arrivando ad installare una cimice sull’auto dell’Arma e seguendo in diretta il falso colpo denunciato dal prestanome il 21 marzo scorso.
I fratelli Arabia, l’appuntato e il prestanome sono accusati di concorso in simulazione di reato e corruzione: i primi due (per legami familiari e frequentazioni in odore di ‘ndrangheta) sono stati arrestati, il prestanome è libero mentre il carabiniere è stato sospeso.
L’appuntato è accusato pure di falsità ideologica in atti pubblici per aver falsificato la compilazione di attività di servizio, insieme ad altri due carabinieri – uno di 39 anni trasferito e uno di 41 anni sospeso per nove mesi – in pattuglia con lui ma estranei al filone principale. Venerdì scorso, in videocollegamento dal carcere (Nicola da Cutro e Giuseppe dalla Pulce), gli Arabia hanno negato con forza la corruzione dipingendo il carabiniere solo come un amico. Ieri in tribunale è toccato ai due carabinieri sottoporsi all’interrogatorio di garanzia: davanti al Gip Luca Ramponi e al pm Iacopo Berardi l’appuntato 53enne, difeso dall’avvocato Claudio Vincetti, ha scelto il silenzio. L’ex collega 41enne ha rilasciato una breve dichiarazione senza entrare nel merito delle contestazioni e i suoi legali Nicola Tria e Marco Napoli hanno chiesto la revoca della misura interdittiva. Il giudice si è riservato. —
Ambra Prati
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