Gazzetta di Reggio

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ventimila ettari distrutti dal fuoco, danni enormi 

Sardegna devastata dagli incendi Si comincia a parlare di responsabilità

Sara Panarelli
Sardegna devastata dagli incendi Si comincia a parlare di responsabilità

Sotto accusa la cattiva manutenzione del territorio Ci vorranno 15 anni per ripristinare il patrimonio boschivo

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oristano. I Canadair ieri hanno continuato a lanciare acqua sulla provincia di Oristano in fiamme. Si stima che il fuoco abbia devastato circa 20mila ettari, ma il dato è ancora provvisorio. Alcune fra le case delle 1.500 persone fatte sgomberare sono andate distrutte. Un numero ancora imprecisato di animali è rimasto ucciso, in un fine settimana fra i più disastrosi che si ricordino in quella parte della Sardegna.

È il bilancio gravissimo, e ancora provvisorio, che si delinea per gli incendi che hanno devastato la Sardegna. Le immagini arrivate dai luoghi del rogo sono sconvolgenti: greggi carbonizzate, il cielo oscurato dal fumo, fiamme ovunque, a ridosso di case e strade, a illuminare la notte e a tenere svegli interi paesi. Il danno ambientale è incalcolabile.

Il fuoco ha devastato i boschi del Montiferru – fra le zone verdi dell’isola – e aziende agricole, costringendo centinaia di uomini e donne a lasciare le case per precauzione. Non tutti hanno già potuto rientrare: fra di loro 50 anziani di una casa di riposo di Cuglieri, uno dei comuni più colpiti dalle fiamme, e trenta abitanti di Borore, in provincia di Nuoro. Altri canadair di rinforzo sono arrivati dalla Francia e dalla Grecia.

Ieri sono cominciate anche le operazioni di bonifica. I fronti del fuoco sono ancora attivi nell’Oristanese fra Scano Montiferro – dove domenica erano state evacuate oltre 400 persone – e Tresnuraghes. Alle squadre locali che hanno lavorato tutta la notte, si sono aggiunte le colonne mobili del corpo forestale regionale, dell’agenzia Forestas e della protezione civile, arrivate da Cagliari, Nuoro e Sassari. In volo anche gli elicotteri della flotta regionale, incluso il “SuperPuma” decollato da Fenosu. A terra erano al lavoro 57 vigili del fuoco, provenienti da tutta la regione.

Il vento ha cambiato più volte direzione negli ultimi giorni rendendo ancora più impegnative le operazioni di spegnimento, mentre i bollettini della protezione civile continuano a segnalare un elevato rischio di incendi in buona parte della Sardegna, incluso il Cagliaritano.

Intere comunità in ginocchio, i danni sono ingenti e ancora da stimare, in una zona della Sardegna già particolarmente colpita dalla pandemia e dalla carenza di servizi sanitari, come denunciato la scorsa settimana dai sindaci dell’Oristanese. «Chiediamo un’immediata indagine – sollecita Claudio Atzori, presidente di Legacoop Sardegna – per verificare il perché dei danni a case e aziende, dentro o a ridosso dei paesi, che avrebbero dovuto avere protezione, attraverso una maggiore attenzione in fase di manutenzione del territorio e prevenzione».

Secondo una stima delle organizzazione agricole, serviranno almeno 15 anni per ricostruire i boschi e la macchia mediterranea.

Mentre ancora devono essere spente le fiamme, si comincia a parlare di responsabilità e si ipotizza che l’incendio sia partito da una zona non ben bonificata dopo lo spegnimento di un precedente incendio. Fra l’altro ieri è spuntata una lettera inviata ad amministratori locali e regionali lo scorso 7 giugno da parte del comitato Montiferru, lettera che metteva in guardia da un possibile incendio viste le condizioni in cui erano abbandonati i territori. —

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